Ragazzina disabile stuprata da cinque compagni di scuola

Vibo Valentia Frequentano tutti lo stesso istituto scolastico, la scuola media di Piscopio, paese alle porte di Vibo Valentia. Come la loro vittima, una ragazzina disabile di appena 12 anni, affetta da mutismo e disabilità motorie. L’hanno violentata più di una volta a turno. I cinque ragazzi non hanno ancora raggiunto i 14 anni e per questo non sono imputabili. A loro carico i carabinieri della compagnia di Vibo Valentia e i magistrati della Procura della Repubblica per i minorenni di Catanzaro prenderanno provvedimenti.
A denunciare il fatto sono stati i genitori della giovane, insospettiti dai comportamenti della figlia: da diverso tempo si comportava in maniera strana. Decisivo è stato anche l’intervento di una vicina di casa: ha raccontato che in paese circolava la storia che Gisella, nome di fantasia, veniva violentata a scuola e dietro il campo sportivo.
I militari dell’arma, una volta ricevuta la denuncia da parte dei genitori della bambina, hanno aperto le indagini che presto hanno fatto segnare passi importanti. I ragazzini sono stati tutti individuati, ma non è stato loro comunicato nulla: le indagini, fanno sapere fonti investigative, non sono ancora concluse. Tutto è iniziato, come ha spiegato Gisella alle forze dell’ordine, nei bagni della scuola media del piccolo paese. La ragazza si fidava dei suoi compagni di istituto con cui passava buona parte della giornata. Le violenze sono cominciate tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, quando nei bagni della scuola Gisella incontra due compagni appena più grandi di lei. Uno di loro le fa delle avance, la ragazzina cerca di resistere, ma il suo handicap non le consente di scappare. Così i due approfittano della giovane. Il fatto non resta segreto e da due gli «amici» diventano ben presto cinque. Gisella subisce più volte gli abusi del branco nei bagni: la toccano, la costringono a fare sesso orale. Ma ai suoi giovani aguzzini tutto questo non basta: arrivano anche le minacce. «Ti abbiamo filmato con il cellulare, se non ci stai mettiamo il video su internet, così tutti sapranno che fai a scuola», le dicono. Con le intimidazioni, il branco costringe la ragazzina a incontri pomeridiani al di fuori dell’istituto. La portano nei pressi del campo sportivo di Piscopio, poi alle spalle della struttura dove ci sono alcune case abbandonate.
Qui, per la prima volta, Gisella è costretta a rapporti completi. La sua adolescenza è rubata da un branco di ragazzini: il più grande deve ancora compiere 14 anni. I cinque, non contenti delle violenze, iniziano a vantarsi degli abusi con altri coetanei. Così, la voce corre ovunque in paese, fino ad arrivare alle orecchie di una vicina di casa della famiglia di Gisella. La donna senza esitazione corre dai genitori della ragazza, che increduli cercano di parlare con la figlia. Un po’ alla volta, Gisella racconta tutto quello che ha dentro. Riesce a ricostruire quegli attimi terribili, prima assieme ai genitori e successivamente anche grazie all’aiuto di una psicologa, chiamata ad aiutare la giovane dai carabinieri. I cinque ragazzi arrivano da famiglie normali, certo non benestanti, raccontano gli inquirenti, ma i genitori non hanno mai avuto problemi con la giustizia.
Le famiglie dei membri del branco non sanno ancora che i loro figli hanno abusato di una loro coetanea. A scuola, dove insegnati e preside erano all’oscuro di tutto, nessuno parla. Laconico il commento del presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi, che al Giornale dice: «Sono sgomento e sconvolto da quanto accaduto. Ai giovani voglio lanciare un segnale, l’unica strada percorribile è quella della legalità, senza di quella non si va da nessuna parte».

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