Ranieri: «Lo stile Juve? È morto con Agnelli»

TorinoIl gran giorno è arrivato. Ranieri contro la Juve, Ranieri contro Ferrara. Sugli altari il primo, nella polvere il secondo: nelle ultime sette giornate di campionato, la Roma ha raccolto più punti di tutti (17) e la Juve (6) ha fatto meglio solo di Udinese, Atalanta e Sampdoria. Basterebbe questo, invece c'è molto di più visti i trascorsi di Ranieri a Torino: cacciato a due giornate dalla fine dello scorso campionato proprio per dare la squadra in mano a Ferrara, che certi bisbigli volevano tra i più critici di quella gestione. Non difeso a sufficienza nei mesi precedenti dalla stessa società, espostasi con Lippi e innamorata della possibilità di riaccogliere l'attuale ct azzurro. «Blanc ha detto che mi ha licenziato perché mi voleva bene? - ha scherzato ieri Ranieri -. Allora mi fa pensare che voglia male a Ferrara». E giù una risata: perché stasera la Roma non avrà davvero nulla da perdere, mentre la Juve si gioca la faccia e la classifica. Un altro ko significherebbe davvero la fine dei sogni, complicherebbe in maniera incredibile la corsa alla qualificazione in Champions e renderebbe l'ambiente ancor più incandescente: Ferrara, insomma, stasera si gioca tutto.
Vera o no la storia di Hiddink - certo però non inventata di sana pianta, come ha confermato lo stesso procuratore del tecnico olandese - non si vede come la Juve possa proseguire su una strada che nelle ultime sette partite di campionato l'ha finora vista sconfitta ben cinque volte. I tifosi sono sul piede di guerra da un bel po': oggi, con la curva Sud chiusa, sfileranno in migliaia a partire dalle 18 dai cancelli della Fiat e fino allo stadio. Per ricordare l'avvocato Agnelli nel settimo anniversario della scomparsa e per protestare contro Blanc e la sua gestione.
«Io ho avuto un'ottima chimica con la dirigenza fino a un certo punto, poi si è interrotta (quando è emerso l'incontro tra Blanc e Lippi, ndr) - ha spiegato Ranieri - Lo stile Juve è davvero cambiato? Lo stile Juve era quello delle battute di Agnelli, poi lui è morto e Boniperti non si vede più. Io comunque non ho voglia di rivalse, cerco i tre punti e stop. Poi, forse, uno di questi anni scriverò un libro e dirò la mia su quello che è successo a Torino. Adesso però non mi va».
Intanto riabbraccia Totti, assente dal 20 dicembre, e si gode una difesa che ha preso solo due gol nelle ultime sei partite, tra l'altro quelli della follia nel finale della partita di Cagliari. Allegro e sorridente, Ranieri, pronto a «grattarsi» quando qualcuno gli fa presente che secondo Bettega la Juve risorgerà proprio contro i giallorossi.
Tutt'altra atmosfera a Torino, dove comunque Ferrara respinge le accuse di chi lo voleva tra i gufi della gestione Ranieri: «Io non ho tramato contro nessuno, non fa parte del mio carattere. Poi è ovvio che mi ha fatto piacere essere stato chiamato su questa panchina, anche se non sta a me dire se Ranieri meritava di essere licenziato. Quello che però è successo l'anno scorso io l'ho vissuto da fuori: con lui non devo chiarire nulla e lo saluterò cordialmente, essendo stato anche mio allenatore a Napoli. Questo comunque è l'ambiente del calcio, sappiamo benissimo come funziona». Al punto che Ferrara manco si scompone sulle infinite voci che riguardano Hiddink: «Se anche fosse vero che la Juve lo ha contattato, non ci sarebbe alcun problema. La mia è una panchina in discussione, ognuno fa i propri interessi. Se però Hiddink ha rifiutato un'offerta di 3,5 milioni all'anno, mi viene da sorridere: io non l'avrei fatto». Ci scappa una mezza risata che stempera la tensione che, in settimana, pare l’abbia anche portato ad avere una discussione molto animata con almeno un paio di giocatori: «Io comunque credo al mio presidente. Il mio pensiero è sempre quello di uscire da questo pantano in cui ci siamo ficcati: non mi aspettavo certo, dopo le quattro vittorie iniziali, di subire un calo così netto».
All'andata, a Roma, fu Diego show con una doppietta e giocate vere: oggi il brasiliano agirà dietro Del Piero e Amauri. Sulla carta, un gran bel terzetto: in pratica - rimanendo al campionato - l'ex Werder Brema non ha mai segnato a Torino, il capitano non la butta dentro da maggio e il numero 11 dal 28 ottobre. Pare quasi assurdo immaginare quest'ultimo ancora in lizza per un posto in azzurro: «È un problema di Lippi», azzarda Ferrara. Lui, davvero, ha altro cui pensare.
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