Regione, l’assemblea processa Burlando per l’Isola «infelice»

Il presidente difende il suo capo di Gabinetto indagato Testa a testa con Biasotti Poi lo sfogo: «Sfortunati sarete voi»

Regione, l’assemblea processa Burlando per l’Isola «infelice»

Paola Setti

La frase che riassume la mattinata la pronuncia Claudio Burlando a metà seduta: «Se volete il gioco sporco sappiate che anch’io so giocare». Sfodera anche un sorriso di sfida il presidente, ricambiato dal sorriso malizioso del suo predecessore, Sandro Biasotti, che oggi siede nei banchi dell’opposizione, fila più alta al centro. Alla fine c’è Franco Orsi di Forza Italia che dà dei «tristi» a tutti ma in realtà ride pure lui e la maggioranza che esulta perché «Claudio ha zittito tutti». In realtà di silenzio se n’è sentito poco, nella Sala Verde trasformata in un’aula di tribunale.
Capeggia la Corte un Gianni Plinio più arrabbiato del solito, è lui a chiedere lumi sull’inchiesta che coinvolge il capo di Gabinetto del presidente, Carlo Isola, per gli appalti delle mense del Galliera che gestì da capo di Gabinetto del sindaco Giuseppe Perìcu. Il capogruppo di An vuol sapere quali motivi abbiano spinto il presidente della giunta ad assumere Isola, direttamente e senza passare attraverso un bando pubblico. Dice che «Burlando è per lo meno sfortunato, visto che periodicamente inceppa, direttamente o indirettamente, in una vicenda giudiziaria». La storia della jella ha stufato Burlando, che infatti risponde sibillino: «Gli sfortunati siete voi, vi guardo e mi dico “ma come l’hanno presa male”. Biasotti, lei è abituato a vincere, io che so cos’è la sconfitta le assicuro che poi passa, cosa devo dirle, si rassegni». Biasotti incassa ma solo perché ha appena terminato di fare anche lui, i suoi affondi. È testa a testa. Biasotti a chiedere di dissipare ogni dubbio perché «ci sono voci che anche lei frequentasse Torriglia con Isola e il suo accusatore, Carraro» per non parlare della «cena con gli amministratori di Poulides», Burlando a ribattere che «anche su di lei e sui suoi collaboratori ci sono tante voci ma a chi me le riportava io ho sempre risposto che se sapevano qualcosa dovevano andare in Procura», Biasotti a rincarare: «La competenza su gare e contratti dalle mani del capo di Gabinetto deve tornare all’assessore al bilancio, a me sconsigliarono di darla a un direttore generale», Burlando a dirsi sorpreso «dal livello delle richieste dell’opposizione: mi aspettavo un colpo d’ala nei rapporti tra maggioranza e minoranza, ma se preferite che il martedì continuiamo a occuparci di questioni inutili io non ho problemi, della Liguria mi occupo il resto della settimana».
Quanto a Isola. Luigi Morgillo il capogruppo di Forza Italia parla di «scarsa trasparenza» e, come Plinio, domanda come mai «un funzionario del Comune sia stato portato in Regione senza la prassi del passaggio in giunta», Burlando ricorda la «correttezza e l’estrema competenza di Isola, soprattutto in materia di gare e contratti: per gli appalti delle Colombiane si potevano scegliere per legge procedure speciali, più veloci, ma Isola ci convinse a fare le gare pubbliche e ottenemmo ribassi consistenti». L’assessore al Bilancio Giovanni Battista Pittaluga spiega che l’assunzione senza bando e per chiamata diretta «non è un metodo per nominare amici o contigui politicamente» ma, se mai, una garanzia in più, perché «questa procedura richiede una motivazione rinforzata, quindi obbliga a scegliere il migliore».
Fra carte che si mischiano e posizioni che non cambiano, tenta la via della lucidità Orsi, secondo il quale il consiglio regionale non dovrebbe occuparsi tanto di un dirigente indagato per fatti che riguardano il Comune, quanto «di che cosa succede adesso al Galliera: Burlando si è preoccupato della continuità di ruoli e funzioni oppure l’ospedale rischia l’immobilismo giudiziario?». Burlando ringrazia «per la sollecitazione» e coglie immediatamente l’assist. Infatti dice che sì, del Galliera ha parlato con il cardinale, che lo presiede, ma che gli parrebbe «sbagliato agire prima della conclusione dell’indagine». Poi rigira la frittata: «Queste cose sono successe quando voi dovevate vigilare sul Galliera, noi se mai avremmo dovuto chiedervi conto, ma non lo abbiamo fatto per eleganza». Un po’ come sul dibattito in aula: «Quando furono indagati gli assessori di Biasotti, Piero Gilardino e Vittorio Adolfo, il centrosinistra neppure chiese una discussione». Il Galliera poi s’ha da salvare, «anche se deciderà di non confluire nella sanità pubblica». Finisce con Plinio che fa mettere a verbale la sua «massima insoddisfazione»

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