Repressione a Cuba: dissidente in fin di vita

Guillermo Farinas, in sciopero della fame da quattro mesi, è ricoverato in condizioni critiche nel reparto di terapia intensiva di un ospedale. La madre: "Ha una trombosi, potrebbe morire". Il dissidente chiede la liberazione di venti di detenuti malati, considerati da Amnesty International prigionieri di coscienza

Repressione a Cuba: 
dissidente in fin di vita

L'Avana - Il dissidente cubano Guillermo Farinas, in sciopero della fame da quattro mesi e in Ccondizioni "critico" da qualche giorno presso il reparto di terapia intensiva di un ospedale, ribadisce che porterà avanti la sua protesta fino alle ultime conseguenze. Lo ha detto la madre, Alicia Hernandez, contattata telefonicamente a Santa Clara (centro dell’isola), dove Farinas è ricoverato. "Ha una trombosi alla vena giugulare, molto vicino ai polmoni e al cuore. C’è il rischio che possa essere fatale", ha detto la madre di Farinas.

Da giovedì non si nutre Farinas, da giovedì, non riceve più l’alimentazione endovenosa a causa di un’infezione batteriologica e viene sostenuto solo con alcuni minerali e zuccheri per via endovenosa. Il suo stato è diventato critico lo scorso week end. Oggi non ha più la febbre che lo tormentava nei giorni scorsi. Il diddidente ha cominciato lo sciopero della fame il 24 febbraio per chiedere la liberazione di una ventina di detenuti malati considerati prigionieri di coscienza da Amnesty International. Dall’11 marzo è ricoverato nell’ospedale di Santa Clara, dove ha iniziato ad essere alimentato per via endovenosa.

Depresso, non parla più al telefono Il giornalista e psicologo oppositore è "depresso, con molti dolori e non parla più al telefono come faceva prima", secondo la madre, ma "porterà lo sciopero della fame fino alle ultime conseguenze, come ha sempre ribadito". Il peggioramento dello stato di salute di Farinas, psicologo e giornalista di 48 anni, avviene mentre è in corso un dialogo tra la Chiesa cattolica e il governo locale per la liberazione di oppositori incarcerati. Questo dialogo, apertosi il 19 maggio con un incontro tra il presidente Raul Castro e il cardinale Jaime Ortega, ha portato alla liberazione di un detenuto malato e al trasferimento di altri dodici in carceri vicine ai propri luoghi di origine. Poco dopo l’apertura del dialogo Farinas ha abbassato le sue richieste dicendo che «se il governo libererà i 10 o 12 più malati e si compromette a liberare piano piano gli altri non ci sono più motivi per continuare lo sciopero".

Le proteste dell'opposizione L’opposizione chiede la liberazione di 200 detenuti politici, a cominciare da un gruppo di 25 malati, i quali appartengono al gruppo dei 75 arrestati nel 2003 nella cosiddetta ’Primavera nerà. Il governo nega che ci siano detenuti politici e considera gli oppositori "mercenari" pagati dagli Stati Uniti. Il governo cubano ha detto che non accetterà "ne pressioni ne ricatti" nel caso Farinas, il quale ha cominciato la protesta all’indomani della morte dell’oppositore prigioniero Orlando Zapata dopo 85 giorni di sciopero della fame, decesso che ha provocato un’ondata di condanne a livello internazionale. Raul Castro ad aprile aveva detto che "si sta facendo il possibile per salvare Farinas" ma "se non cambia il suo atteggiamento sarà lui responsabile di qualcosa di tragico che neanche noi vogliamo". Per Farinas questo è lo sciopero della fame numero 21 dal 1995. L’ultimo lo ha mantenuto nel 2006 per sei mesi per chiedere l’accesso libero ad Internet per tutti i cubani.

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