Ramoscello dulivo? Neanche per idea. Se lo tolga dalla testa chi sabato scorso, vedendo sulla «Repubblica» unintervista al premier Silvio Berlusconi senza neanche lombra dei toni inquisitori alla DAvanzo o delle ormai arci-famose dieci domande dieci, ha pensato allavvio di un nuovo corso del quotidiano di De Benedetti. Anzi, chi ha creduto che fosse il segnale di un ammorbidimento di toni, ha malignato. Perché, parola di Ezio Mauro, solo di «giornalismo» si è trattato, e quindi nulla cambierà.
Taglia corto, di fronte alle telecamere di «Che tempo che fa», il direttore del quotidiano di largo Fochetti. E anzi si mostra infastidito per il clamore suscitato dallintervista soft, dedicata interamente ai temi fiscali, pubblicata dal giornale senza neanche un cenno ai temi anti Cav che per mesi e mesi hanno tenuto banco sulle pagine di «Repubblica». «Non cè conciliazione - ha spiegato Ezio Mauro ospite della trasmissione di Fabio Fazio - perché non cè guerra. Cè stato e ci sarà giornalismo. Claudio Tito - ha aggiunto riferendosi allautore dellintervista - segue da dieci anni il presidente del Consiglio. Gli ha parlato innumerevoli volte, lo ha chiamato e il premier gli ha risposto dandogli una notizia sulle sue intenzioni in materia fiscale. Lo abbiamo pubblicato, abbiamo fatto il nostro mestiere».
Secondo Ezio Mauro il clamore suscitato dallintervista è immotivato: «È singolare - ha detto - che di fronte a una normale iniziativa giornalistica si scatenino interpretazioni molto strane. Noi rimaniamo noi stessi, e di fronte allanomalia di Berlusconi, tipo quella di pretendere leggi ad personam che lo sottraggono alla giustizia, daremo gli stessi giudizi che abbiamo sempre dato».
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