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La retorica un po' ipocrita dell'"abisso dentro"

Non sappiamo se, in certi casi, facciano più danni i giornalisti o i professori

La retorica un po' ipocrita dell'"abisso dentro"
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Un ragazzo che uccide a coltellate, a scuola, un suo compagno di classe perché aveva condiviso sui social la fotografia della sua ragazza: omicidio a sangue freddo per futili motivi.

Come tutti, anche noi siamo rimasti sconvolti da quanto è accaduto a La Spezia. Questo il primo giorno. Il secondo invece, così come ci è successo per il caso del ladro ucciso a Lonate Pozzolo, a colpirci - da lettori e da giornalisti è stata la narrazione che ne hanno fatto i giornali. O perlomeno, alcuni giornali. Ieri, su Repubblica, accanto alla cronaca del fatto di sangue, un grande spazio è stato dedicato all'intervista di una insegnate (della cooperativa "Mondo Aperto"...) che ha avuto come alunno il giovane assassino. Titolo: "Amava poesia e studio, ma aveva l'abisso dentro". Sommario virgolettato: "Aveva delle posizioni estremiste, ma sapeva anche essere generoso difendendo chi era più debole".

E non sappiamo se, in certi casi, facciano più danni i giornalisti o i professori.

Noi siamo ovviamente per la comprensione, per il perdono e la contestualizzazione di qualsiasi gesto criminoso, tanto più se commessi da ragazzi problematici. E esageriamo - siamo persino d'accordo con Massimo Giannini il quale giustamente, commentando il fatto, ha fatto presente che "A scuola l'educazione all'affettività è indispensabile" ma purtroppo ci sono politici che remano contro... Tutto giusto.

Ma e lo facciamo solo per amore di provocazione ora immaginiamo per un momento se nei giorni dell'omicidio di Giulia Cecchetin un giornale avesse titolato: "Turetta è stato mio alunno, amava poesia e studio, ma aveva l'abisso dentro". O se, a proposito di Luca Traini, che ferì sei migrati di origine africana a colpi di pistola per le strade di Macerata, avesse titolato "Amava il suo Paese e le strade pulite. Ma aveva l'abisso dentro". O, sul caso di Alessia Pifferi, che lasciò la figlia di un anno e mezzo in casa da sola per sei giorni, causandone la morte per stenti, avesse titolato: "Amava ballare e uscire con gli amici, ma aveva l'abisso dentro". O su Erika e Omar avesse scritto "Amavano la vita libera e indipendente, ma avevamo l'abisso dentro". O di Rosa e Olindo, marito devoto e moglie amorevole, avessero intervistato un vicino di casa pronto a testimoniare: "Amavano la pulizia e il silenzio, ma avevano l'abisso dentro".

E anche la Franzoni, del resto, amava i suoi figli e leggeva loro libri di fiabe. "Ma aveva l'abisso dentro".

Non c'entra molto, lo sappiamo; ma anche Totò Riina uno che salutava sempre amava molto gli animali. E di abissi dentro ne aveva parecchi.

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