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Il retroscena Arrivano le regionali, prove di alleanza tra Pdl e Udc

Roma«Non è questa la sede, ma dobbiamo pensare ad una riunione nella quale mettere sul tavolo il tema dei rapporti con l’Udc in vista delle regionali». Mercoledì scorso, sul finire del Consiglio dei ministri, è stato Berlusconi a far capire a tutto il governo che prima o poi il nodo centrista verrà al pettine. Perché è vero che alle regionali manca quasi un anno, ma è chiaro che se l’intenzione è quella di ricucire con Casini (nella foto) il processo dovrà essere progressivo e, soprattutto, corale.
E qui sta il problema. Un po’ perché la Lega non perde occasione per sottolineare la sua «distanza siderale» dall’Udc, un po’ perché anche nell’area del Pdl che proviene da An - che all’alleanza ha consegnato storia e simbolo - una certa freddezza c’è. Di contro, però, ci sono i numeri. Con la tornata europea che ha consegnato a Casini un 6,5% che conferma il trend delle ultime politiche. Insomma, se Lombardia e Veneto resteranno quasi certamente in mano a Pdl e Lega anche senza i centristi, ben diversa è la partita nelle altre regioni al voto. Dal Piemonte - dove con Casini il centrodestra avrebbe ottime probabilità di ribaltare il risultato di cinque anni fa - al Sud. In Campania, Calabria e Puglia, infatti, i voti di Casini - nei tre casi in questione quotato tra il 6,5 e l’8,5% - possono cambiare le sorti della tornata elettorale. Che, altro elemento di cui tener conto, è a turno unico. Insomma, l’accordo o si fa prima del voto o non si fa affatto.
Gli abboccamenti, dunque, sono iniziati. Con Bondi che qualche settimana fa è stato il primo ad allungare l’assist a Casini. Sottotraccia, intanto, lavora Cicchitto che è in costante contatto con Cesa. L’Udc, però, prende tempo e con ogni probabilità continuerà a farlo fino all’ultimo. La versione ufficiale è che bisogna aspettare le primarie del Pd, ma probabilmente l’intenzione è anche quella di alzare il più possibile la posta. Anche perché se per Casini è possibile un’alleanza con il Pd la condicio sine qua non è che i democrats abbandonino Idv e sinistra radicale. Un progetto di cui nel Pd si parla da tempo ma che non sembra all’orizzonte almeno nel breve periodo.
Certo, sul tavolo resta sempre l’ipotesi delle alleanze a macchia di leopardo, con l’Udc che solo in alcune regioni decide di sostenere uno degli schieramenti in campo andando però da sola in altre. Una soluzione che a Casini non dispiacerebbe perché gli permetterebbe di restare comunque alla finestra. E andrebbe bene anche al Carroccio che al Nord non vuole presentarsi insieme a chi gli ha votato contro su federalismo fiscale, immigrazione e sicurezza.
Dopo un anno in difesa - dalle elezioni della sopravvivenza del 2008 a quelle della conferma di giugno - Casini può dunque tirare il fiato. E giocare la partita delle alleanze in vista delle regionali. Con Bersani che gli manda a dire che «sui temi cruciali il Pd deve dialogare anche con l’Udc» e lui che rilancia strizzando l’occhio al Pdl. «Se non sarà messa la fiducia - dice Casini - sul decreto anticrisi siamo pronti a confrontarci con il governo». E di giornate così nei prossimi mesi ne vedremo tante.

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