Ricomincia la scuola In Emilia tornano le brigate anti-Gelmini

nostro inviato a Bologna

Prima sono stati solo mugugni portati a casa dai bambini, poi le mamme hanno iniziato a lamentarsi, gli insegnanti non allineati a ribellarsi. A Bologna la scuola ricomincia con l’avanzata delle truppe anti-Gelmini. Comincia come era finita, con i bambini usati come pedine per colpire la riforma, portati in piazza a sfilare con gli striscioni per dire no a qualunque cosa dica il ministro. Il caso è scoppiato quando ad agosto l’onorevole Garagnani, responsabile nazionale del settore scuola nel Pdl, ha inviato un’interpellanza al governo. A quel punto il problema è diventato ufficiale: la scuola in Emilia Romagna è un’arma politica. Di nuovo. Questo è un viaggio nella scuola strumentalizzata, nell’ultimo baluardo della sinistra che cade a pezzi. «La scuola in Italia è sempre stata considerata un grande parcheggio - dice Garagnani -. Un antidoto alla disoccupazione. Con un milione e trecentomila insegnanti, è rimasta l’ultimo residuo dello statalismo. E la Cgil impera». Nel 2002 era sua la denuncia contro i libri di storia usati in classe in cui si parlava di Stalin come di un «buon padre della patria». «Tutto è ideologico e strumentalizzato. Qui in Emilia, nell’ultima riserva indiana della sinistra il clima è diventato insopportabile». L’idea di attivare un telefono verità per registrare tutte le denunce l’ha avuta una decina di giorni fa. E non ci ha messo molto a raccogliere materiale da inviare al provveditorato. «I dirigenti scolastici della zona fanno pressione. Ingigantiscono i problemi, fanno ostruzionismo, buttano sabbia negli ingranaggi». Noi abbiamo incontrato e ascoltato queste voci non allineate: insegnanti, mamme e allievi delle scuole elementari Fortuzzi, Cremonini Onagro e Carducci di Bologna. Sono arrabbiati e si sentono presi in giro da un sistema scolastico fazioso e sempre più politicizzato. Hanno voglia di raccontare quello che hanno visto da un anno a oggi, ma comprensibilmente, lo fanno in maniera anonima.
BAMBINI STRUMENTALIZZATI
S. ha due figli «reduci» dall’elementare Fortuzzi. Parla perché non ce la fa più: «Per fortuna mio figlio più piccolo ha fatto quest’anno la quinta elementare. L’ultimo anno era diventato un incubo. In classe si respirava un clima di guerriglia contro la riforma. A ottobre scorso sono iniziate le manifestazioni. I bambini sono stati strumentalizzati, gli hanno fatto il lavaggio del cervello. In piazza hanno sfilato classi intere: ragazzini per mano, le maestre davanti. Tutti a dire no. I grandi arrabbiati, con la paura di perdere il lavoro, i bambini sugli scudi, protagonisti inconsapevoli. A dieci anni mio figlio arrivava a casa e mi chiedeva di andare alle feste all’aperto. Le maestre camuffavano le manifestazioni chiamandole con nomi diversi, per confondere, per coinvolgere più facilmente anche loro. Gli parlavano di grandi feste in piazza, di scampagnate. Una volta hanno raccontato di un pic nic. Invece erano tutte organizzazioni politiche. Ho dovuto spiegargli che le feste sono un’altra cosa».
CATTIVI MASTRI
È ancora una mamma dell’ottavo circolo didattico che racconta: «Un giorno mio figlio al ritorno da scuola mi ha detto: "La Gelmini è cattiva. Me lo hanno spiegato a scuola". In classe - mi ha raccontato il bambino - le maestre esprimevano spesso questi giudizi».
I GREMBIULINI
Quando a settembre è arrivata la circolare del ministero dell’istruzione che introduceva l’uso dei grembiuli, per i bambini delle scuole elementari di Bologna è scoppiato un altro caos. «Per quattro anni di seguito - spiega una mamma - nella lista del materiale di inizio anno c’è sempre stato il grembiulino. Da quando è arrivata la circolare, il grembiulino è uscito stranamente dalla lista». A confermarlo una maestra che insegna nella stessa scuola da 23 anni. «Il grembiule era un ottimo per non fare differenze tra gli alunni. Lo abbiamo sempre fatto mettere. Ma da quando lo ha detto anche la Gelmini allora è diventata una divisa da contestare».
I VOTI
«Nella mia scuola ormai mi escludono perché non mi sono allineata con il loro pensiero - racconta un’insegnante -. Non c’è collegio dei docenti che non venga trasformato in dibattito politico. Insegno da quasi 30 anni, ma non ho mai visto questo accanimento e quest’odio. Il primo giorno di scuola dello scorso anno le mie colleghe sono arrivate vestite a lutto. Ridicole. Io non l’ho fatto e sono stata emarginata per tutto l’anno. Ma non solo. A fine anno, contro il ritorno del voto, a Casaglia, vicino a Bologna, i maestri hanno dato a tutti i bambini 10 e lode».
I CARTELLONI
Poi il capitolo cortei. A sfilare c’erano anche tantissimi cartelloni colorati. C’erano slogan come «Gelmini, Gelmini la nemica dei bambini». Tutte rime studiate nelle ore «deboli», come quella di educazione fisica. I piccoli delle elementari scrivevano e coloravano cartelloni sotto dettatura degli adulti. All’apparenza un gioco divertente. È il figlio di una di queste mamme che racconta: «Un sacco di volte ci hanno fatto saltare l’ora di ginnastica perché dovevamo preparare i cartelloni». «Mio figlio fa la terza elementare», dice una mamma di 45 anni. Sono esclusa perché non sono di sinistra. Non mi coinvolgono, mi parlano a stento. Mio figlio torna a casa con gli adesivi anti Gelmini attaccati sulla felpa. Tutto è strumentale. In classe hanno organizzato una festa. C’erano il cous cous, piatti cinesi, cingalesi. Poi le maestre hanno iniziato a parlare di immigrazione spiegando che questa Italia non vuole i bambini immigrati».
SINDACALIZZATI
«Parlo con le mie colleghe e mi sembra di essere in un collettivo metalmeccanico», spiega una maestra. «Non fanno che parlare di ore, di busta paga, di diritti dei lavoratori, dimenticandosi che in questo mestiere oltre al salario ci sono degli esseri umani su quei banchi e che meritano più rispetto e meno politica».