Questa edizione del festival èStoria a Gorizia, che inizia domani e durerà sino a domenica, è dedicata alle religioni. Moltissimi interventi sono incentrati sulle religioni antiche. Religioni che fatichiamo a comprendere sino in fondo, essendo noi contemporanei per la maggior parte permeati dalle sensibilità delle grandi religioni monoteiste.
Uno degli incontri che svela uno dei lati meno visibili delle religioni antiche è quello di domani (giovedì 28 maggio) intitolato: "Ridere di Dio" (alle 16 al Trgovski dom). In esso dialogheranno l'antropologo Francesco Remotti, Massimo Raveri ordinario di Filosofia e religioni dell'Asia orientale all'Università di Ca' Foscari, Maurizio Bettini antropologo che ha insegnato a Berkeley e l'antichista Daria Crismani.
Qual è il cuore della discussione? Potremmo partire da Socrate e quello che dice rivolgendosi al suo interlocutore Emogene nel dialogo Cratilo di Platone: "Anche gli dèi amano lo scherzo". Per le religioni antiche e per moltissime religioni africane o dell'Estremo oriente è ancora esattamente così. Le religioni africane sono permeate di scherzi che hanno carattere "metafisico". E avevano queste caratteristiche anche le antiche religioni politeiste europee. Ci anticipa il professor Maurizio Bettini parlando con il Giornale: "La religione greca e romana hanno la capacità di prendere in giro gli dèi nella commedia le Rane di Aristofane, il dio Dioniso è preso in giro in maniera feroce, salvo poi nei cori della medesima inneggiare a lui con una religiosità che a noi è molto più comprensibile. La situazione non è molto diversa anche nell'Anfitrione di Plauto, Giove fa l'adultero ed è rimproverato da Mercurio e la gente ride... Quando arriviamo ad Agostino d'Ippona la sensibilità è cambiata. Il cristiano Agostino rimprovera i pagani perché contemporaneamente venerano gli dèi nei templi e li prendono in giro nei teatri".
Ma perché si può fare in queste religioni? Spiega ancora Bettini: "Gli dèi antichi sono molto più vicini agli umani. Addirittura a Roma gli dèi sono considerati concittadini degli uomini, eppure contemporaneamente sono considerati divinità a pieno titolo... A noi ormai questa modalità religiosa resta estranea, ci richiede uno sforzo da antropologi. A consentire questa vicinanza è anche il fatto che gli dèi non sono creatori del mondo e sono anch'essi sottoposti al destino. Questo poi è paradossalmente anche in un certo senso un modo di mantenere la distanza dalla divinità. La divinità è potente ma mettendola in burla la si limita e la si distanzia. Questo procedimento è parallelo a quello dei complessi rituali che nelle religioni antiche servivano proprio a imbrigliare la forza degli dèi".
Ma qual è il risultato, nel nostro presente di globalizzazione, del fatto che le religioni monoteiste, e soprattutto l'islam abbiano completamente allontanato lo scherzo dallo spazio del divino? Come spiega sempre Maurizio Bettini e come spiega il libro che ha scritto a sei mani con Remotti e Raveri - Ridere degli Dèi, ridere con gli Dèi (il Mulino) - "lo scherzo è finito in tragedia". Il riferimento è chiaramente al caso del settimanale satirico Charlie Hebdo e agli attentati che l'hanno colpito nel 2011 e poi più tragicamente nel 2015.
Ecco perché gli autori hanno deciso di tessere l'elogio delle religioni scherzose ancora molto diffuse in certe parti del mondo. Dice Remotti: "Non bisogna pensare che le religioni giocose non siano religioni, succede se ci si schiaccia sulla nostra cultura cristiana o su quella ebraica e ancor di più in ambito islamico dove Dio non si può nemmeno nominare, figuriamoci scherzarci. Il rischio è quello di non dare più spazio all'altro, di non capirlo. Quello che è successo con Charlie Hebdo nel mondo greco romano non sarebbe potuto succedere, c'era in campo religioso sincretismo, al massimo delle divinità degli altri ci si impadroniva".
Certo il cristianesimo ha comunque aiutato moltissimo a scardinare con la sua idea di eguaglianza, quantomeno spirituale, alcuni concetti del mondo classico, come la diffusissima schiavitù, che erano molto meno ecumenici della tolleranza religiosa.
Ma ad èStoria la religione antica è vista a tutto tondo. Ecco perché, sempre domani è da non perdere anche l'incontro con Emanuele Viotti - divulgatore storico e fondatore di Ad Maiora Vertite, insegna al Centro nazionale di studi classici Glv - che invece si intitola "Religione di guerra". Come dicevamo i romani non hanno mai combattuto una guerra di religione, però usavano ampiamente la religione in guerra.
Viotti racconta di maledizioni, furti delle divinità nemiche, lance magiche che prendevano fuoco da sole e solenni dichiarazioni di guerra.I romani trasformavano il sacro in un'arma, al pari di macchine da guerra, gladii e giavellotti. In questo panel viene raccontato come Roma usava la religione sul campo di battaglia.