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La rimonta della sinistra? Un bluff smascherato da sei sondaggi su sette

I democratici esultano: «Vittoria a portata di mano», ma solo la Swg alimenta il sogno

da Roma

«Noi vinciamo sicuramente in otto Regioni, loro sicuramente in tre. Ne restano quattro: potrebbero andare due di qua e due di là». Massimo D’Alema, alla vigilia delle Regionali 2000, era fermamente convinto delle giornate radiose che gli si sarebbero prospettate. Non andò così: l’Ulivo prevalse solo in 7 sfide e pochi giorni dopo il premier dovette fare le valigie da Palazzo Chigi. Sul banco degli imputati finì anche Swg, l’istituto di ricerche che indusse D’Alema a sbilanciarsi.
Ieri, proprio Swg ha diffuso un nuovo sondaggio-shock. Non solo la distanza tra le due mini-coalizioni di centrodestra e centrosinistra sarebbe ridotta a 4-5 punti percentuali, ma Pd e Pdl sarebbero, secondo le rilevazioni dell’11 marzo, pressoché alla pari senza gli alleati (34,5% ciascuno nell’ipotesi più favorevole a Veltroni, 35 a 34 per Berlusconi nella peggiore). La statistica ha ovviamente mandato in sollucchero il candidato in pullman. «La cosa più interessante - ha commentato l’ex sindaco di Roma - è che la differenza tra i due schieramenti la fa la Lega». Ma Walter, sotto sotto, ci crede: «A settembre la distanza era quantificata intorno al 20-22 per cento. Ora possiamo consentire all’Italia di aprire un nuovo ciclo». Manca solo uno «Yes, we can» e poi sembrerebbe di sentire Obama.
Silvio Berlusconi, invece, non ha rinunciato a mostrarsi ottimista. «Cosa vi aspettate da Swg? È di casa nella sinistra ed è sempre stata così: la solita propaganda della sinistra», ha replicato il Cavaliere riferendosi proprio all’episodio del 2000 oltreché alla tradizionale fornitura di sondaggi ai Ds da parte dell’istituto triestino. «Noi siamo di casa in Italia!», ha risposto piccato l’ad di Swg, Maurizio Pessato. Ma per Berlusconi «i sondaggi veri non sono quelli».
E d’altronde i risultati dell’indagine effettuata da Demoskopea per Sky Tg24 sembrano dargli ragione. Il Pdl è stabile rispetto alla scorsa settimana al 40,5% e così pure la Lega (4%) e l’Mpa (0,5%) che portano il totale al 45 per cento. Ossia nove punti percentuali in più del rassemblement tra Pd (33,5%) e Idv (2,5%). Insomma, altro che pareggio: tra i due partiti c’è un 7% di differenza e anche gli alleati del Cavaliere sono più «pesanti» di quelli di Walter.
L’interpolazione (la rappresentazione grafica dei valori ottenuti dalle varie indagini; ndr) effettuata dal sito tocqueville.it e rappresentata nei grafici a fianco mette in evidenza una significativa tendenza. Il distacco medio tra Pdl e Pd e del 7,4%, in molti casi è superiore al 9 per cento e, soprattutto, il leggero avanzamento Udc pare aver bloccato il centrosinistra nel range 36-37 per cento.
Ma è chiaro che l’effetto-spin del sondaggio di Swg ha prodotto le dichiarazioni pro-Veltroni del politburo democratico. Per il vicesegretario Franceschini «la vittoria è a portata di mano», per il capogruppo alla Camera Soro «i dati premiano la nuova politica» veltroniana, mentre per Realacci la «rimonta è possibile». Caustico, come al solito, il leghista Calderoli: «L’ottimismo di Veltroni finirà il 13 aprile».
La cautela, in questi casi, sarebbe d’obbligo.

Non solo visto l’infausto (per il centrosinistra) precedente dalemiano, ma anche per quanto accaduto nel 2006. I sondaggi (Swg compresa) consideravano l’Unione ampiamente vincente sia alla Camera sia al Senato. Il resto, ovvero il «pensionamento» di Prodi, è storia recente.

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