Le rockstar si azzuffano sui pirati della musica

Radiohead e Pink Floyd difendono il diritto dei fan di scaricare brani senza pagare. Lily Allen e Elton John attaccano: "Così porteranno al disastro il mondo del pop". La cantante: "Parlano così perché sono pieni di Ferrari, ma per gli emergenti è un disastro"

Le rockstar si azzuffano sui pirati della musica

Due schieramenti compatti di rocker l’un contro l’altro armati. I primi, guidati dai Radiohead e con in prima fila gente come i Blur e i Pink Floyd; i secondi capitanati da Lily Allen affiancata da Elton John, James Blunt, Gary Barlow dei Take That, Gary Kemp degli Spandau Ballet. Il campo di battaglia? La pirateria musicale. I Radiohead da sempre tutelano il diritto dei fan di scaricare gratuitamente le canzoni dal web (hanno persino venduto il loro ultimo cd in download a offerta libera), Lily Allen e i suoi invece la definiscono pura pirateria. «Prendere brani gratis dal web è pericoloso per la musica - tuona la Allen, peperina pop che tre anni fa con il cd di debutto Allright Still ha venduto tre milioni di copie, ed ora ha aperto un blog infuocato per guidare la sua guerra santa - ed è un disastro per gli emergenti, ma Nick Mason dei Pink Floyd e Ed O’Brien dei Radiohead, dall’alto delle loro collezioni di Ferrari, sembrano non capirlo». È proprio incavolata la Allen, che ha annunciato il ritiro dal mondo del pop: «Per ora non farò altri album», ha scritto sul blog.

In un certo senso è un deja vu. Anni fa i Metallica e Dr Dre, dopo una maratona in tribunale, hanno «messo in mutande» Napster perché i giovani di mezza America beccavano a sbafo le loro canzoni. Ma qui non è uno scontro «big» contro piccoli, se con la Allen si è schierato Elton John e con i «pirati» la cantante dei Throwing Muses Kristin Hersh, ripartita da solista lanciando brani liberamente scaricabili. E in più la lotta si è inasprita da quando è nato il cosiddetto «peer to peer»; detto in due parole chiunque può scaricare brani gratis sul suo hard disk e poi metterli a disposizione di chiunque. Ovvero musica che circola completamente fuori controllo. E quindi lotta continua. Radiohead e company, compattissimi, si sono uniti nella Featured Artist Coalition per tutelare i «pirati». Sono pazzi? «Siamo contro la proposta del governo inglese di tagliare le connessioni internet di chi scarica illegalmente - si difende O’Brien - perchè limiterebbe la libertà. Non abbiamo nulla contro i diritti d’autore, ma crediamo nel diritto dei fan di scaricare qualche brano prima di comprare un cd; per noi, ignorati dai media, questa è la miglior promozione».

«Parlano così perchè riempiono gli stadi e sono strafamosi - si accalora dall’altra parte la Allen - ma per un artista emergente questo sistema è un disastro. Se non si vendono dischi le case discografiche investiranno sempre meno sui giovani». Si va verso il muro contro muro, e i due schieramenti raccolgono sempre più adepti (con la Allen sono scesi in campo anche Mika e i Muse, campioni d’incasso di questi giorni). Ma qualche spiraglio di distensione si intravede. Lo stesso O’Brien ieri ha leggermente aggiustato il tiro: «Bisogna tutelare gli artisti non chiudendo i siti, piuttosto mettendo a disposizione i brani ad un costo bassissimo». Ma la vera novità è che il rock, quello che voleva cambiare il mondo ora si batte per questioni di cassetta (o di principio a seconda dei punti di vista) su Internet.

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