Roma è la capitale dei «black point»: sono 618 le strade a rischio incidenti

Strade insanguinate, soprattutto di notte. Le stragi del dopo discoteca, come dimostra lo schianto mortale di domenica davanti alla Cassazione, sono una costante di questa città, capitale dei black point. Le vie caratterizzate da alto rischio di incidenti, per fondo stradale sconnesso, incroci, semafori non segnalati, sono moltissime.
Lo svela una ricerca dell’Ania, la Fondazione per la sicurezza stradale, che grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale, i cittadini e il ministero dei Trasporti, ha lanciato una campagna per tracciare una vera e propria mappa dei punti più pericolosi per gli automobilisti. Molti, davvero troppi a Roma. In Italia, infatti, sono in totale 5137 i back point e di questi 762 sono proprio nella nostra città e, quel che è più drammatico, 618 sono in area urbana. Il rischio per 49,19 per cento dei casi è legato al fondo stradale sconnesso e alle buche, per il 17,64 alla segnaletica, per il 16,99 agli incroci pericolosi, mentre per il 4.05 per cento alla mancata protezione della sede stradale, scarsa visibilità della segnaletica (3,07), curve pericolose o illuminazione assente (2,91).
Il Campidoglio è deciso a fare la sua parte per cercare di limitare le vittime. Si parla di interventi mirati per contrastare l’uso di alcol e droga, ma anche di una serie di misure per scoraggiare l’alta velocità nelle strade, con l’utilizzo di rilevatori automatici e autovelox per le vie soggette a ordinanza prefettizia sui limiti di velocità e a modifiche strutturali come dossi, rotatorie, strisce pedonali in rialzo o di differente colore.
La procura di Roma, intanto, in queste ore sta cercando di far luce sull’incidente che alle 5.30 di domenica ha portato alla morte di Giulia Brignone, 22 anni, studentessa in Scienze e tecnologie della comunicazione e Valentina Arru, 23 anni. La loro amica Valentina Porcelli, 23 anni, invece, è ancora grave e lotta tra la vita e la morte in un letto del reparto di rianimazione dell’ospedale Santo Spirito. Le tre ragazze viaggiavano sul sedile posteriore della Fiat Punto, guidata da Giacomo Campanelli, che l’altra notte è piombata a folle velocità, dopo aver sbandato e urtato un guard-rail all’altezza della Cassazione, contro un’Honda Civic, travolgendola. Ma per fortuna la coppia all’interno se l’è cavata solo con leggere ferite e il terribile ricordo di quanto è accaduto. Ora l’attenzione della magistratura è puntata proprio sulla Punto.
Nei prossimi giorni il pm Clara De Cecilia e il procuratore Giovanni Ferrara chiederanno a un tecnico di verificare se l’auto condotta da Campanelli avesse problemi al servosterzo, così come sostenuto dal giovane, che è stato indagato per omicidio colposo. «Si è bloccato il servosterzo - ha raccontato ai soccorritori - la macchina è andata dritta. Ho avuto un attimo di panico, mi si è annebbiata la vista e allora è successo tutto». Ma il ragazzo è stato trovato anche con un tasso di alcol nel sangue quasi tre volte più alto di quello consentito dalla legge e allo stato dei fatti sul luogo non sono state rilevate tracce di frenata sull’asfalto.
Gli investigatori nelle prossime ore ascolteranno anche Francesco Loscialpo, 24 anni studente di Aprilia, che si trovava accanto a Campanelli, e la coppia che viaggiava sull’Honda per riuscire a ricostruire, tassello dopo tassello, il puzzle della tragedia.