Roma Cup, Molinari trionfa ed è promosso fra i «grandi»

Un putt di dieci metri imbucato per un birdie finale alla 18ª buca del Golf Club Olgiata di Roma è stato il coronamento di una delle più belle stagioni sul Challenge Tour europeo. Una stagione che ha visto Edoardo Molinari farla da protagonista per 10 mesi con tre vittorie, due secondi posti e tanti «top ten». Una vittoria quella di Edoardo nel Roma Federation Cup che lo fa entrare nel libro dei record come uno dei pochissimi (forse il secondo) a conquistare tre titoli che automaticamente danno accesso per un anno al tour maggiore. Molinari, onestamente, non ne aveva bisogno, già svettando al vertice dell’ordine di merito senza nemmeno il pericolo di essere superato dall’eventuale vincitore del Gran Final in programma da oggi al San Domenico di Savelletri in Puglia, dove saranno in campo i 45 migliori della stagione. Edoardo ci teneva comunque a vincere a Roma dopo aver vinto l’altro torneo italiano del Challenge, il «Piemonte Open» alla Mandria di Torino, per un en plein italiano.
Non è stata facile la sua impresa all’Olgiata, dove erano in gara tutti i migliori e dove Edoardo ha dovuto giocarsi - dopo essere stato in testa dopo le prime 36 buche - tutte sulle ultime 18 all’inseguimento, anche se di un solo colpo, del belga Nicolas Colsaerts, altro prim’attore nel Challenge 2009. Tutto è successo all’ultima buca, quando Colsaerts dopo tre birdie consecutivi necessitava solo di un par per vincere, mentre Molinari doveva comunque trovare il birdie per obbligare l’amico avversario a uno spareggio. Il golf è imprevedibile ed è successo quello che nessuno si aspettava: birdie sì di Edoardo, ma bogey di Colsaerts che doveva alzare bandiera bianca proprio alla 72ª buca. Onestamente pur nella gioia di una vittoria di Molinari, lo spareggio sarebbe stato più che giusto, visto il gran gioco, la professionalità e la sportività messa in mostra dai due protagonisti. Per il golf italiano un 23° successo internazionale - tra dilettanti e professionisti - che esalta una stagione della quale andare fieri: atleti, dirigenti (di oggi e di ieri) e che dà una ulteriore attenzione a una disciplina da poco entrata nel programma olimpico.
Al San Domenico sarà una passerella d’onore per Edoardo Molinari, ma anche per gli altri 44 concorrenti che meritano tutto il rispetto e l’attenzione (ci sarà anche un secondo italiano in gara, Lorenzo Gagli) perché - ed in molti anche dirigenti in Italia - non hanno capito che ospitare il Gran Final dal quale escono le «future stars» del Tour è un ulteriore onore per il golf italiano.
Sul Tour europeo a Castillon, in Spagna, si è disputato il Castellò Masters, torneo promosso da Sergio Garcia (è il suo campo) dove l’interesse, oltre che per l’ottimo fill presente era anche rivolto ai giocatori che si stanno giocando le ultimissime chance per rientrare nei primi 115 dell’ordine di merito che l’anno prossimo avranno diritto a giocare sul tour maggiore. Di certo il pronostico dava favorito il padrone di casa - Garcia -, detentore del titolo. El Niño ha giocato alla grande per le prime tre giornate, ma un Michael Johnson, svedese, obbligato a dare il meglio per rientrare nei «famosi 115» ha dato davvero l’anima, prendendo il comando nel terzo giro, anche se di una sola lunghezza su Garcia. Nelle ultime 18 buche Johnson ha sofferto, ma nel finale, quando ormai i giochi sembravano fatti a suo favore, la pressione si è fatta sentire. Nelle ultime buche ha perso battute, si è fatto raggiungere da un Martin Kaymer - fantastico dopo mesi di assenza per incidente in go kart - e tutto si è giocato sull’ultima buca, dove Johnson, messo in ginocchio da un birdie incredibile di Kaymer alla 17 ha risposto con un folgorante birdie sull’ultimo green per vincere titolo, 333mila euro e soprattutto il diritto di giocare sul tour per i prossimi due anni. Bene i nostri Emanuele Canonica e Alessandro Tadini (che sperava in qualcosa di più per riavvicinarsi alla 115ª posizione nell’ordine di merito), entrambi terminati al 25° posto. Assente Francesco Molinari, che rimane comunque 12° nel Race to Dubai e 45 nel ranking mondiale.
Dimenticavo: il fratello Edoardo, con la vittoria nella Federation Cup, pur giocando sul Challenge tour, è entrato nei primi cento giocatori al mondo in 84ª posizione. Scusate se è poco!
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