Atac, il pasticcio dei 70 bus israeliani fermi perché inquinano troppo

Sono fermi da oltre un mese nelle rimesse i 70 bus comprati da Atac a Tel Aviv a causa dei motori diesel euro cinque che non possono essere immatricolati in Italia. E sul caso la Corte dei Conti indaga per danno erariale

Dovevano essere la marcia in più del trasporto pubblico capitolino. Invece i 70 bus che i vertici dell’Atac hanno fatto arrivare a Roma da Tel Aviv, a fronte di un affitto annuo di 4,3 milioni di euro, da oltre un mese sono fermi nelle rimesse.

Per le strade della Capitale, infatti, non possono circolare perché la normativa europea li considera troppo inquinanti. Il problema sta nel fatto che, come spiega La Repubblica, i bus provenienti da uno Stato extra-europeo, come Israele, devono essere nuovamente immatricolati al loro arrivo in Italia. Ma nel nostro Paese dal 2019 in poi possono essere immatricolate solamente vetture con motori euro 6, mentre quello dei bus israeliani è un diesel euro 5.

Al momento dell’acquisto i dirigenti di Atac lo sapevano bene, ma non avevano ben chiare, forse, le regole dettate dal ministero dei Trasporti. Così ora la municipalizzata sta pensando ad una exit strategy che passi per la Germania, dove le norme in materia sono più flessibili. È proprio qui che potrebbero fare rotta i 70 bus per essere nuovamente immatricolati visto che le vetture hanno un motore fabbricato in Svezia e, come spiega il Corriere, tanto basterebbe a considerarli mezzi europei.

Da lì tornerebbero in Italia, pronti per calcare le strade capitoline con tanto di targa tedesca. E anche se l’operazione non riuscisse, dall’azienda rassicurano: i soldi già versati nelle casse del fornitore israeliano, il 16 per cento del totale, verrebbero restituiti. Nel frattempo però i giudici della Corte dei Conti hanno aperto un’inchiesta sull’eventuale spreco di denaro pubblico.

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