Delitto Cerciello, sì alla perizia psichiatrica per Elder

Accolta la richiesta degli avvocati di Elder per capire se l’imputato fosse capace di intendere e di volere quando ha massacrato a coltellate il vicebrigadiere dei carabinieri

Delitto Cerciello, sì alla perizia psichiatrica per Elder

Adesso sarà una perizia psichiatrica a stabilire se il californiano Finnegan Lee Elder fosse capace di intendere e di volere quando, la mattina del 26 luglio, aggredì e uccise a coltellate Mario Cerciello Rega, vicebrigadiere dei carabinieri. I giudici della Corte d’Assise hanno infatti accolto la richiesta della difesa di sottoporre il giovane a perizia psichiatrica, chiesta con il chiaro intento di alleggerire la pena. Il tragico fatto è avvenuto lo scorso luglio a Roma, nel quartiere Prati, a pochi metri dall’albergo dove Lee soggiornava. Cerciello era stato ucciso con 11 coltellate. Accusati dell’omicidio due americani, Finnegan Lee Elder e il suo connazionale Natale Hjorth.

Rischio di uno sconto di pena?

Come riportato da La Repubblica, la prima Corte d’Assise, nel processo che si sta celebrando nell'aula Occorsio a porte chiuse, ha affidato la perizia psichiatrica a due esperti, il medico legale Vittorio Fineschi e lo psichiatra Stefano Ferracuti. Saranno loro a dover stabilire se il californiano era capace di intendere e di volere quando ha commesso l’omicidio. Le loro conclusioni verranno illustrate nell’udienza del prossimo 22 luglio. La richiesta da parte degli avvocati della difesa era stata inoltrata perché il loro assistito, al momento dei fatti, stava seguendo una cura e assumeva dei farmaci. I medicinali in questione gli sarebbero stati sequestrati dai militari durante la perquisizione della sua stanza. Due interpreti, Iolanda Plescia e Matteo Bilardello, hanno ricevuto l’incarico di tradurre le intercettazioni dei colloqui avvenuti in carcere tra lo stesso Elder Lee, il padre e un legale americano. Secondo la difesa, questi colloqui non erano stati adeguatamente tradotti, andando così a stravolgere il senso della conversazione.

Le immagini e il ritrovamento dell'arma del delitto

Durante l’udienza è stato ascoltato il primo testimone della procura, il colonnello Lorenzo D’Aloia, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri, che si è occupato del coordinamento delle indagini. Il colonnello ha ripercorso la sequenza delle indagini, partendo dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso che avevano ripreso l’incontro tra i due americani e il mediatore dei pusher Sergio Brugiatelli, che è parte civile in questo processo. Questo era avvenuto poco prima dell’omicidio di Cerciello e del ferimento del collega Andrea Varriale. Una volta individuati e fermati i due ragazzi, era stata perquisita la camera d’albergo dove alloggiavano e nella quale era stata ritrovata l’arma del delitto, un coltello nascosto in una nicchia del controsoffitto. Si attende adesso la perizia psichiatrica che potrebbe riuscire ad alleggerire la pena del giovane omicida.

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