"Donna con aspirapolvere". Esplode la bufera per la statua

È l'iniziativa di una nota marca di prodotti per capelli che ha posizionato la statua di una donna che passa l'aspirapolvere in diverse città italiane per denunciare le conseguenze del lockdown sull'emancipazione femminile

"Donna con aspirapolvere": esplode la bufera per la statua

Da qualche giorno Trastevere è tornata ad essere cuore pulsante delle lotte femministe. A piazza Mastai è comparso uno strano "monumento" alle donne. Una statua di gesso che raffigura una ragazza che passa l’aspirapolvere. Quasi tutti quelli che passano di qui si fermano ad osservarla. C’è chi scatta una foto e chi mette a fuoco il Qr Code per saperne di più. "L’effetto è inquietante", ci confida una signora sulla cinquantina. "È la rappresentazione plastica di un vecchio stereotipo, non capisco perché le donne debbano sempre essere associate alla cura della casa o dei figli", va avanti. Non tutti la pensano così.

"Capisco la provocazione, ma che c’è di male a tenere in mano un’aspirapolvere? Io lo faccio da una vita eppure mi sento una donna realizzata, il vero problema è che oggi non siamo più libere nemmeno di scegliere di stare a casa perché tirare avanti con un solo stipendio è impossibile", commenta una donna sulla settantina. Insomma, è un’immagine che fa discutere oltre a suscitare curiosità. Del resto è proprio questo l’obiettivo dell’iniziativa. Dietro c’è una celebre marca di prodotti per capelli, la Schwarzkopf, che ha lanciato la campagna in diverse città italiane per accendere i riflettori sugli effetti nefasti della pandemia sull'emancipazione femminile.

Con il lockdown, ricorda l’azienda, "molte donne hanno dovuto abbandonare il posto di lavoro per tornare a occuparsi esclusivamente di questioni domestiche". "Non ci sarebbe nulla di male, se si trattasse di una libera scelta, ma per molte così non è stato", denuncia il brand che ha anche indetto un concorso per premiare l’imprenditoria rosa. Nel 2020, l’anno nero della pandemia, delle 249mila donne che hanno perso il lavoro, 96mila sono mamme con figli minori. È la fotografia scattata in un recente rapporto di Save the Children. In moltissime si sono ritrovate all’improvviso a dover contemporaneamente lavorare ed accudire i figli impegnati con la didattica a distanza, oltre ad occuparsi delle faccende domestiche. E la maggior parte di quelle che non hanno potuto contare su un aiuto esterno, come ad esempio quello dei nonni, sono state costrette a scegliere tra famiglia e carriera.

"Con lo smartworking ho fatto il triplo di quello che facevo prima. Non mi lamento, però sì, sono d’accordo, con il Covid le donne sono state penalizzate", conferma una signora di passaggio. "Ci sono ancora troppi ostacoli per noi donne, dallo stipendio in poi", protesta una mamma che accompagna suo figlio all’asilo nido. "Io per due anni ho scelto di fare la casalinga – racconta – ma è chiaro che questo non deve essere un obbligo". "Iniziative del genere fanno riflettere: il fatto che al giorno d’oggi bisogna ribadire che ogni donna deve essere libera di scegliere vuol dire che ci sono ancora dei tabù da infrangere", annota un’anziana.

"Occuparsi delle faccende domestiche – aggiunge – non è una cosa negativa, a patto di non essere costrette perché magari non trovi lavoro, perché hai studiato invano o perché il tuo uomo ti costringe". D’altra parte, però, qualcuno obietta che senza indipendenza economica non può esserci alcuna libertà di scelta. Ultimamente, ad accendere il dibattito sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro sono state anche le parole del senatore leghista Simone Pillon, che in un post sui social ha scritto: "È naturale che le ragazze siano portate verso alcune professioni e i ragazzi verso altre".

"Non sono d’accordo – ribatte un uomo sulla settantina – spesso le donne sul lavoro sono migliori degli uomini e fanno paura: scattano gelosia, invidia, competizione". La pandemia ha squarciato il velo mostrando come le donne in certi ambiti restino ancora più vulnerabili. Oggi difendere la libertà di scelta, qualunque essa sia, quindi, diventa fondamentale.

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