Morto di Sla in un letto di ospedale per un foglio smarrito

Massimo, malato terminale, chiedeva un ventilatore per finire i suoi giorni a casa. La richiesta fu ritrovata in un foglio, ma era ormai troppo tardi

Una storia tragica che racconta quanto sia facile moriere in un Paese dove burocrazia e malasanità vanno a braccetto. Morire lontano da casa per un foglio dimenticato. È quello che è accaduto a Massimo Rizzo, malato terminale di Sla, deceduto un anno e 9 giorni fa: “Mio marito sarebbe morto comunque - racconta Assunta Cortellessa, la moglie, a Repubblica -. Ma che pena aver dovuto inseguire un ventilatore sanitario che avrebbe potuto alleviare le sue sofferenze”.

Il racconto di Massimo è il racconto di un medico pneumologo morto in un hospice con un buco alla gola, contro la sua volontà dei familiari. Rizzo sapeva che non avrebbe avuto molto tempo. E per questo aveva accettato di sottoporsi a tracheostomia. Ma a una condizione: trascorrere a casa propria gli ultimi giorni della sua vita, circondato dall’affetto dei propri cari.

Il paziente, per essere trasportato presso il proprio domicilio in tutta sicurezza, avrebbe avuto bisogno, però, di due ventilatori: “Lui ne aveva solo uno - racconta Assunta - l’altro, non è mai arrivato”. Alla base di tutto, un gap comunicativo. È il 19 dicembre 2018 quando il reparto di rianimazione del Sant’Eugenio invia al reparto di medicina Protesica e all’ufficio Ventilazione della Asl Roma 2 l’elenco dei materiali di consumo necessario per l’assistenza domiciliare. Tra queste un foglio. “Questo elenco, però, non è mai arrivato a destinazione. O meglio, il centro di assistenza domiciliare (Cad) non si è attivato immediatamente. E la pratica all’ufficio preposto non è mai stata inoltrata”.

Salvo, poi, scoprire, il 9 gennaio (il giorno prima del decesso di Rizzo), che il foglio era rimasto incastrato sotto la tastiera di un computer dell’ufficio della Asl Roma 2. A questo bisogna aggiungere la chiusura inventariale di fine anno della ditta che avrebbe dovuto consegnare le attrezzature e i materiali di consumo per l’assistenza domiciliare, e le concomitanti feste natalizie. Per Assunta, l’errore commesso da Massimo è stato quello di essersi trovato in quella difficile situazione proprio durante le vacanze di Natale.

“Ogni giorno, quando andavamo al Sant’Eugenio a fargli visita ed entravamo nello stanzone dell’unità di terapia intensiva, io e Cleide - racconta - gli promettevamo che lo avremmo portato presto a casa”. Ma, a volte, è così beffarda la vita che bastano poche coincidenze per mandare in frantumi l’ultimo desiderio di una vita agli sgoccioli.

L’invio della pratica, alla fine, è avvenuto il 9 gennaio dello scorso anno, il giorno stesso in cui è stato ritrovato l’elenco. I materiali per la consegna, invece, sono arrivati sei giorni dopo, a vacanze natalizie finite e a funerale di Massimo avvenuto. A distanza di un anno, la moglie, si lascia andare a un pensiero che si spegne nella commozione: “Fare una causa alla Asl Roma 2, per omissione di atti d’ufficio, non mi farebbe tornare indietro mio marito”.

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Commenti

Gio56

Sab, 18/01/2020 - 11:40

Giusto Signora,fare causa non le riporterà indietro suo Marito,ma potrebbe mettere un pò di pepe al c**o a certi impiegati.