Nel Lazio moltissimi cittadini violano le quarantene. Mille casi scoperti

L'assessore alla Sanità D'Amato: "Sono un pericolo". Da lunedì prossimo monoclonali nei Covid hotel

Nel Lazio moltissimi cittadini violano le quarantene. Mille casi scoperti

Sono tantissimi i cittadini che nel Lazio violano le quarantene e passeggiano tranquillamente per le città non curandosi dell’isolamento a cui sarebbero tenuti. I motivi possono essere svariati. Come riporta Il Messaggero si passa dal trasportatore che ha la partita Iva e non vuole perdere i guadagni, all’anziano che è stanco di restare chiuso tra le quattro mura domestiche e vuole invece andare a trovare figli e nipoti. Senza dimenticare il commercialista che non ama lavorare da casa in smart-working ma preferisce invece pensare alle scadenze fiscali dal suo ufficio, dove ci sono tutti i fascicoli riguardanti i suoi clienti.

D'Amato lancia l'allarme

Sono questi i cittadini che dovrebbero mettersi in isolamento perché venuti a contatto con un soggetto positivo, e invece decidono di violare le quarantene fiduciarie, e gironzolare per le strade cittadine mettendo a rischio contagio tutti quelli che incontrano nel loro tragitto. A lanciare l’allarme è stato l'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato: “Ci giungono troppe segnalazioni dai nostri servizi delle Asl di non collaborazione sul contact tracing e di mancato rispetto delle regole di quarantena per coloro che sono venuti in contatto con un caso positivo. Sono circa un migliaio i casi scoperti e stanno aumentando. Ricordo che bisogna stare a casa e che così si rischia soltanto di far diffondere il virus. Sono un pericolo. Il rispetto delle regole, compreso l'utilizzo della mascherina anche all'aperto dove non c'è distanziamento, è fondamentale”.

Cosa rischia il Lazio

L’assessore ha ribadito come in questo momento sia fondamentale seguire le regole, anche per non rischiare che il Lazio cambi colore e finisca in zona gialla subito dopo le festività natalizie. Inoltre, in questo momento la pressione negli ospedali è al limite e il rischio è che aumentino le ospedalizzazioni dei pazienti Covid mettendo così in difficoltà l’assistenza agli altri ricoverati per diverse patologie. Ieri, secondo quanto reso noto dall’ultimo bollettino regionale, con 52.953 tamponi molecolari e antigeni fatti, nel Lazio si sono registrati 2.652 nuovi casi positivi, con un aumento di 765 casi rispetto al giorno precedente. Solo a Roma ne sono stati registrati 1.164.

In regione ci sono stati 12 morti (+1), 835 guariti, 805 ricoverati in area medica (-21) e 111 letti occupati nei reparti di terapia intensiva. Tre nuovi casi della variante Omicron sono stati trovati proprio ieri dopo il sequenziamento dell'ospedale Spallanzani. Si tratta di tre cittadini stranieri arrivati all’aeroporto di Fiumicino da voli provenienti da Tanzania, Belgio e Stati Uniti. D’Amato ha tenuto a ricordare che “soltanto lo scorso anno avevamo oltre 2mila ricoverati. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 5%. Scende il valore Rt: a 1.01 rispetto a 1.06 della scorsa settimana. Bisogna mantenere alta l'attenzione, perché si può ancora invertire il trend della curva”. Quello che si vuole evitare adesso è anche che il Lazio si debba trovare a cambiare colore.

Si parte con gli anticorpi monoclonali

Parlando di contenimento dei contagi l’assessore ha sottolineato che “l'istituto Spallanzani di Roma ribadisce l'importanza all'uso degli anticorpi monoclonali per avere un secondo argine alla variante”. Ha quindi annunciato che “da lunedì scatterà un piano per la somministrazione di queste terapie anche nei Covid hotel”. Intanto la campagna vaccinale prosegue bene: anche ieri sono state più di 60mila le somministrazioni. L’importante è continuare a mantenere il distanziamento, indossare la mascherina nei luoghi chiusi e anche all’aperto in caso di assembramenti. Fondamentale soprattutto facilitare le attività di tracciamento.

Un dirigente di una Asl romana ha raccontato che “nei mesi scorsi erano principalmente i ragazzini a non comunicare - non lo facevano neppure con i genitori - se erano entrati in contatto con positivo. Oggi, meno rigorosi, sono soprattutto gli anziani che sentono il bisogno di uscire e vedere i propri cari e i quarantenni. Attraverso le nostre triangolazioni abbiamo scoperto il caso di un trasportatore che era entrato in contatto con un suo cliente che era positivo. Quando gli abbiamo comunicato la cosa, non solo ci ha risposto che già lo sapeva, ma ha chiesto di lasciarlo in pace, perché doveva lavorare.

Stessa giustificazione ce l'ha data un professionista, spiegandoci di aver avvertito tutti i suoi clienti, ma che doveva andare in ufficio, e non poteva lavorare da casa, perché lì non aveva tutta la documentazione necessaria. Per questo ha preferito non ha avvertire l'Asl, come prevede la legge. E chissà in quanti, si comportano allo stesso modo, mettendo a rischio altre persone”.

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