Quella parrocchia che ogni venerdì il parroco trasforma in moschea

Alla periferia di Roma un sacerdote ha messo a disposizione della comunità musulmana una sala parrocchiale. Il parroco assicura: "Pregano senza toccare i nostri simboli". Ma l'iniziativa fa discutere

Quella parrocchia che ogni venerdì il parroco trasforma in moschea

Centocinquantotto musulmani pregano all’ombra di un crocefisso d’oro, circondati da icone religiose e simboli cristiani. Una scena difficile da immaginare ai tempi d’oggi. Tempi in cui i simboli dell’Occidente sono sotto attacco. Non solo in Medio Oriente, dove i jihadisti hanno devastato centinaia di chiese, ma anche al di qua del Mediterraneo.

All’ormai storica battaglia anti-crocifisso nelle aule si è unito anche il ministro grillino dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti che, di recente, ha dichiarato: “Ritengo che le scuole debbano essere laiche e permettere a tutte le culture di esprimersi non esponendo un simbolo in particolare”. È questione di rispetto e sensibilità, dicono. Eppure da Montespaccato, popolosa periferia multietinica a nord est della Capitale, arriva una lezione diversa. Da quasi quattro anni, infatti, nella parrocchia di Santa Maria Janua Coeli è in corso un esperimento di dialogo interreligioso che smonta le tesi propagandate dai crociati del laicismo.

È iniziato tutto nel 2016 da un sequestro, quello della moschea abusiva di via Montenovesi, a Boccea. Che fare? L’idea viene all’imam, Nafea Ahmmad, che un bel giorno decide di bussare alla porta di padre Antonio Sconamila. La richiesta è da non credere: “Possiamo venire qui a pregare?”. Il sacerdote lì per lì rimane spiazzato. Temperamento cagliaritano e un trascorso da missionario alla periferia del mondo, dopo poco il don accetta la sfida. Da allora, ogni venerdì pomeriggio, la saletta parrocchiale al pianterreno accoglie centinaia di islamici. Ma ad una condizione: quella di non levare i simboli cristiani che ornano lo spazio. Una richiesta irricevibile per alcuni musulmani. “Qualcuno - confessa il leader religioso - si è allontanato dalla comunità, ma si è trattato di una minoranza”.

L’essenza del Corano raccontata da quest’uomo barbuto è ben diversa da quella degli estremisti. “Siamo figli dello stesso Dio”, è la sintesi. Dal canto suo, anche padre Antonio, ha dovuto combattere con la diffidenza di parrocchiani e residenti. Non tutti ancora hanno accettato questa situazione. “Si sono presi i nostri negozi, le nostre case, adesso anche la chiesa? Non è giusto”, tuona un’ottantenne. C’è chi teme che la parrocchia si trasformi in un moschea e chi, invece, si pone il problema della sicurezza. “La polizia è al corrente di quello che accade qui e i controlli sono frequenti”, assicura il padre. Rassicurazioni che non sono servite a spegnere le polemiche. Anzi, sui gruppi Facebook dedicati al quartiere gli utenti si sono sbizzarriti a suon di meme e commenti. “Hanno pubblicato un fotomontaggio che mi raffigura accanto ad un kebab e uno della parrocchia sormontata da una mezzaluna”, spiega il religioso.

La replica? “Sono contento di queste reazioni negative, Gesù Cristo ha detto con molta chiarezza: Beati voi quando vi insulteranno...”. Duro sulla questione il consigliere municipale della Lega, Daniele Giannini: “Sarebbe meglio che il parroco pensasse a fare proselitismo più che esperimenti sincretisti”. E ancora: “Il rischio è che in parrocchia, da qui a qualche anno, ci saranno più musulmani che cristiani”. Ma il sacerdote ha la risposta pronta. Ed è una vera e propria rivelazione: “Ci sono due musulmani che attraverso la frequentazione della parrocchia e della attività caritatevoli si sono avvicinato alla nostra religione". La conversione è vicina.

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