Quinto pacco bomba a Roma, si segue la pista anarchica

È un portiere 54enne di un residence di lusso in zona Ponte Milvio l'ultimo destinatario di un plico bomba, fortunatamente inesploso, recapitato ieri pomeriggio. Gli inquirenti seguono varie piste

Ancora Roma nel mirino, e siamo a 5: un quinto pacco bomba, nel giro di poco tempo, è stato recapitato tramite posta ieri pomeriggio. Il destinatario, questa volta, è stato il portiere di un residence di lusso nella zona di Ponte Milvio, cuore della movida della capitale. Fortunatamente inesploso, l'uomo di 54 anni lo ha subito consegnato alla stazione dei carabinieri di Palombara Sabina.

Il plico sospetto a lui indirizzato è simile agli altri quattro (tre dei quali esplosi) recapitati nei giorni scorsi ad altrettanti residenti nella Capitale. L'ultimo, datato giovedì 5 marzo, era indirizzato ad una famiglia del quartiere Boccea, zona Nord di Roma. dopo i primi tre aperti in un giorno solo da tre donne che sono rimaste ferite.

L'andamento cronologico

Ma andiamo con ordine: se la prima lettera bomba intercettata all'ufficio postale centrale Ostiense di via Marmorata, a dicembre, non aveva mittente ma un destinatario pubblico, il Viminale, nei plichi esplosivi di questi giorni gli indirizzi di consegna sono quelli di privati cittadini, funzionari, medici, ricercatori. Come Daniela Carmicelli, medico del reparto di Epidemiologia del policlinico di Tor Vergata; Rosa Quattrone, 54 anni, funzionario Inail ed Elisabetta Meucci, 68 anni, medico in pensione ed ex insegnante di biochimica all'Università del Sacro Cuore, policlinico Gemelli.

L'ordigno

In attesa di avere informazioni più dettagliate sul quinto pacco bomba, i primi quattro avevano identica matrice: stessa scrittura sulla busta, stesso giorno di spedizione, uguale ordigno di fabbricazione artigianale. La zona colpita era sempre la stessa, Roma Nord. Un congegno rudimentale realizzato con polvere pirica ed un innesco ottenuto con una pila a bottone, un circuito elettrico, il filamento di una lampadina a bulbo. Il tutto in una scatoletta di legno simile a quelle dei sigari.

Le piste

Le indagini, coordinate dalla Procura di Roma e affidate a Digos e Ros, puntano soprattutto sulla pista antimilitaristica anche se le anomalie sono tante. Troppe. A cominciare dalla mancanza di una rivendicazione. La firma di ogni attentato andato o meno a segno, è ciò che distingue l'azione di un gruppo terroristico dal gesto di un pazzo isolato. E qui, nonostante le buste recapitate siano quattro, non c'è traccia. Poi gli obiettivi: troppo deboli se le finalità sono quelle di colpire al "cuore delle istituzioni".

Come riporta anche IlMessaggero, gli inquirenti pensano ad una frangia antimilitarista della galassia anarchica: i materiali utilizzati per confezionare i precedenti quattro plichi esplosivi inviati nella Capitale nei giorni scorsi sarebbero stati acquistati in negozi gestiti da cinesi proprio nella zona nord di Roma, specialmente la scatoletta di legno usata per contenere il materiale esplosivo.

Per provare ad individuare i possibili acquirenti, gli uomini del Ros e della Digos stanno analizzando i video estrapolati dai sistemi di videosorveglianza degli esercizi commerciali della zona, focalizzandosi nelle vicinanze del quartiere Prati. In Procura, si indaga per attentato con finalità di terrorismo e lesioni personali commessi probabilmente da un'unica mano, al massimo due complici. Al momento, però, non è giunta alcuna rivendicazione.

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