La Raggi censura la "campagna" pro vita ma finanzia il festival gay

Il Comune di Roma ha ordinato la rimozione dei manifesti contro l'utero in affitto, ma alla festa del Cinema sponsorizzata dal Campidoglio è boom di film che celebrano la cultura gay e la maternità surrogata

La Raggi censura la "campagna" pro vita ma finanzia il festival gay

Ha fatto discutere in questi giorni la campagna #StopUteroinAffitto promossa da Pro Vita e Generazione Famiglia con una serie di manifesti affissi in giro per la città per denunciare la compravendita dei bimbi da parte di coppie gay ed eterosessuali. I cartelloni raffiguranti due uomini che spingono un carrello della spesa con dentro un neonato, hanno sollevato una vera e propria levata di scudi. Tanto che è stata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, in persona ad ordinare la rimozione “dei manifesti omofobi”.

Nel frattempo, però, nota Francesco Borgonovo sul quotidiano La Verità, nella Capitale che censura i manifesti contro l’utero in affitto, si è aperta la festa del Cinema, che, finanziata da Comune e Regione, include, per contro, una intera rassegna di pellicole che celebrano la cultura arcobaleno. Da Boy Erased, film contro l’omofobia, a The miseducation of Cameron Post, che racconta le prime relazioni amorose tra giovani omosessuali, per finire con A kid like Jake, ovvero la storia di un bimbo di quattro anni a cui piace vestirsi da principessa.

Anche nel programma di Alice nella Città, la sezione autonoma del Roma Cinema Fest dedicata ai giovani e alle famiglie, non mancano i film che affrontano il tema dell’omosessualità, con almeno quattro lungometraggi dedicati alla cultura gay. “Zen sul ghiaccio sottile” parla di due ragazze “queer”, alla ricerca della loro identità sessuale, “Let me fall”, racconta una relazione saffica, la serie Skam Italia ha al centro l’amore gay e la pellicola “Mamma+mamma” è ovviamente dedicata ad una famiglia arcobaleno.

Ma le manifestazioni che promuovono la cultura gay non si fermano all’interno del grande raccordo anulare. A Bologna, ad esempio, il festival Gender Bender – un nome, un programma – organizzato dal Cassero, ha incassato il supporto della Regione Emilia Romagna, del Comune, dell’Università e pure del Ministero dei Beni Culturali. Cultura a senso unico? Si domandano allora in molti, dopo il caso dei manifesti censurati e della querelle delle scorse settimane sui fondi alle associazioni pro-vita a Verona.

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