Dopo il raid vandalico il Comune ripulisce le targhe delle vittime delle leggi razziali

Il Comune ripulisce le targhe dedicate alle vittime delle leggi razziali, imbrattate con la vernice a una settimana dall'inaugurazione

Sono già state mondate dagli schizzi di vernice che le avevano oltraggiate. Stiamo parlando delle targhe dedicate alle vittime delle persecuzioni nazi-fasciste, inaugurate a Roma la scorsa settimana.

L’episodio si è verificato nella notte tra martedì e mercoledì. A finire nel mirino dei vandali sono state via Mario Carrara e via Nella Mortara. Il primo, un professore universitario, preferì perdere la cattedra pur di non sottoscrivere le leggi razziali, mentre la seconda, anch’essa docente, venne radiata dall’università “perché di razza ebraica”. I loro nomi, venerdì scorso, avevano sostituito quello di Arturo Donaggio, l’accademico di Flaconara Marittima reo di aver sottoscritto il Manifesto della razza, che campeggiava in una via e in una piazza del XIV Municipio.

L’iniziativa ha incontrato l’ostilità di qualche nostalgico che ha inscenato l’odioso raid. Così le lastre di marmo sono state bersagliate con dei palloncini riempiti di vernice nera. Il tutto è avvenuto nel cuore della notte. Ma non è detto che gli autori dell’atto vandalico riescano a farla franca. Sul caso, infatti, indagano gli agenti del commissariato di Primavalle che, con l’ausilio delle telecamere di videosorveglianza della zona, potrebbero riuscire a individuare i colpevoli. Durissima la reazione del sindaco di Roma Virginia Raggi: “È un gesto vergognoso – ha scritto sul suo profilo Facebook – ripuliamo subito”.

Alla denuncia è immediatamente seguito l’intervento di una squadra di operatori del dipartimento Decoro Urbano che hanno provveduto a rimuovere i segni della vernice. “I vigliacchi imbrattano, noi ripuliamo, perché il nostro messaggio, oggi come ieri, è chiaro: noi non ci pieghiamo”, ha spiegato la sindaca. “Chi oltraggia un simbolo di memoria, democrazia e libertà, nascondendosi nella notte – ha aggiunto – oltraggia tutti noi”. L’idea di cancellare dalla toponomastica cittadina i nomi degli scienziati che nel 1938 sottoscrissero il Manifesto della razza, che servì a dare fondamento scientifico alle leggi razziali, risale allo scorso anno.

Virginia Raggi la lanciò dopo aver fermato l’iter per l’intitolazione di una strada a Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano. Il processo di “defascistizzazione” della toponomastica però ha radici ben più lontane. Ben prima della discesa in campo della prima cittadina grillina, erano già scomparsi via e largo dei Martiri Fascisti, via dei Legionari, ponte Littorio e piazza XXVIII Ottobre per lasciare posto ai nomi di Bruno Buozzi, Don Giovanni Minzoni, Giacomo Matteotti e Leonida Bissolati. Oltre ad Arturo Donaggio, lo scorso 22 novembre, è stato obliato anche il biologo Edoardo Zavattari. La sua via è stata ribattezzata a Enrica Calabresi, la docente ferrarese che ingerì una fiala di veleno per sfuggire alla deportazione.

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