Roma

Rifiuti, cosa rischia ora la Capitale

L’emergenza rifiuti continua ad assillare Roma che adesso rischia di vedersi delle porte chiuse in faccia, a cominciare da quella di Aprilia. Gualtieri: “Termovalorizzatore pronto entro il 2025”

Rifiuti, cosa rischia ora la Capitale

L’emergenza rifiuti continua ad assillare la Capitale, che adesso rischia di vedersi delle porte chiuse in faccia, a cominciare da quella di Aprilia, che sembra non intenda più accettare l’immondizia romana. Del resto per la Città eterna questo mese di settembre scotta, anche per il fatto che il contratto di servizio con Ama è in scadenza a dicembre e a breve dovrà quindi essere deciso in che modo i rifiuti verranno raccolti nelle varie zone. Altrimenti la Capitale verrà letteralmente sommersa dall’immondizia.

La minaccia di Rida

Come riportato da Repubblica, il primo problema potrebbe arrivare da Aprilia, sembra infatti che l'impianto della Rida ambiente stia minacciando di non accettare più i rifiuti che arrivano da Roma per essere trattati all’interno del suo impianto di trattamento meccanico biologico. Da tenere presente che a luglio dalla Capitale arrivavano alla società di Fabio Altissimi anche 5mila tonnellate di immondizia alla settimana. In due giorni Rida avrebbe scritto per ben tre volte sia al Campidoglio che ad Ama. La società avrebbe infatti messo nero su bianco gli effetti delle ultime addizioni e sottrazioni formulate dalla municipalizzata dell'ambiente.

Considerando che i romani stanno facendo ritorno nella loro amata città dopo essere stati in vacanza, Ama prevede di passare dalle 2.400 tonnellate di rifiuti inviate finora, alle 4.200 dalla prossima settimana. Poco meno del doppio. Rida dovrà però tagliare le quantità di scarti di lavorazione che può affidare al termovalorizzatore Acea di San Vittore, passando dalle 1.200 tonnellate settimanali a sole 800. A conti fatti, Aprilia dovrà per forza tagliare almeno il 30% delle entrate, se non tutto.

Su cosa punta Gualtieri

Dal canto suo, il sindaco capitolino Roberto Gualtieri continua a dire che il termovalorizzatore di Roma si farà e che sarà pronto entro la fine del 2025: “Noi lavoriamo perché sia già pronto, in tutto o in parte, per la fine del 2025 e lavoreremo per garantire sbocchi stabili per i rifiuti nella fase transitoria”. Le lettere inviate da Rida hanno creato non poca preoccupazione. Con l’addio di Albino Ruberti, l’ormai ex capo di gabinetto del Campidoglio, tutto si complica. Sembra fosse lui a occuparsi del problema rifiuti. Con le elezioni del prossimo 25 settembre le preoccupazioni aumentano ancora. Da una parte c’è Ama che deve ridefinire l’organigramma, dall’altra c’è il Comune che deve fare i conti con il possibile addio di Rida.

A che punto sono le discariche

Ed ecco arrivare la possibilità di veder entrare dalla porta principale Manlio Cerroni, il proprietario dell'ex discarica di Malagrotta. Gualtieri ha dato l’ok al collaudo del Tmb di Guidonia, di cui è proprietario proprio Cerroni. La prefettura deve però ancora nominare un commissario, visto che Pontina Ambiente è sotto interdittiva antimafia, e mancano ancora la pulizia e la sistemazione della strada di ingresso e di uscita dall'impianto. La discarica di Viterbo, anche questa di Cerroni, dovrebbe essere ampliata; quella di Roccasecca potrebbe ricevere il nullaosta dalla Regione; mentre Magliano Romano deve prima avere l’esito dei ricorsi che i residenti hanno presentato al Tar del Lazio. Di sicuro per adesso sembrano esserci solo l’addio di Rida e le elezioni al 25 settembre.

Intanto però, il primo cittadino romano ha presentato ai primi di agosto il suo Piano per la Gestione integrata dei rifiuti di Roma, che aspetta adesso la valutazione Ambientale strategica. Punto fondamentale del nuovo piano del Campidoglio è sempre il termovalorizzatore. Dato che prima della fine del 2025 non sarà sicuramente pronto, sempre che non si vada al 2026, chi vincerà la gara d'appalto dovrà garantire a Roma la gestione dei rifiuti fino a quel momento. Ricordiamo che il termovalorizzatore dovrebbe trattare quotidianamente 600mila tonnellate di rifiuti. Il Comune mette in conto 700 milioni di euro di spesa per realizzare l’impianto, oltre a quella per due biodigestori anaerobici da 100mila tonnellate, due impianti di selezione delle frazioni secche anche questi da 100mila tonnellate, e di almeno dieci nuovi centri di raccolta. Sempre che Roma non venga prima sommersa dall’immondizia.

La Lega chiede un confronto

Il leghista Daniele Giannini, consigliere regione del Lazio, chiede un confronto sul biodigestore. "Il sindaco di Roma ha in mente di costruire un biodigestore da 100 mila tonnellate di rifiuti l'anno, la metà di tutti quelli della città che verranno trattati in questo tipo di impianti, senza venire sul territorio e confrontarsi con i cittadini? Non esiste. Gualtieri non scappi dalle proprie responsabilità e venga a guardare negli occhi quelle famiglie, quei bambini e quegli anziani nella cui zona agreste, priva di servizi, priva di fognature, priva di viabilità adeguata, vorrebbe costruire un ecomostro ad altissimo impatto, senza un minimo di confronto con i residenti e, tra l'altro, con il parere contrario trasversale anche delle istituzioni locali tutte. Noi non glielo permetteremo", questo è quanto dichiara il consigliere regionale della Lega riguardo al mancato intervento del sindaco Gualtieri all'avvio dei cantieri di manutenzione straordinaria e di messa in sicurezza di via Casal Selce, annunciato e previsto, ma poi annullato all'ultimo momento.

Giannini ha poi proseguito: "Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane organizzeremo altri sit-in e altre manifestazioni con i cittadini per ribadire il nostro no a questa scelta pericolosa calata dall'alto. Del resto, come ci rappresentano i residenti, se l'Ama, sotto la guida del primo cittadino e dei dirigenti da lui indicati, ha già dimostrato di non riuscire a svolgere correttamente la raccolta dei rifiuti, non è pensabile poter dormire sonni tranquilli sapendo di avere nel proprio territorio un impianto tanto grande e tanto invasivo ad ogni livello: sanitario, ambientale, sociale ed urbanistico. Non si pensi che questi quartieri della zona ovest della Capitale possano subire passivamente senza un confronto, noi lo abbiamo detto e lo diciamo ancora una volta saremo al loro fianco in ogni momento".

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