"Prima la sassata, poi la bottiglia...". Paura nel quartiere ostaggio dei migranti

La denuncia di un gioielliere aggredito con una sassata da un migrante senza fissa dimora a Porta Pia. La zona da anni è ostaggio di decine di sbandati che hanno colonizzato le uscite di sicurezza del Muro Torto

"Prima la sassata, poi la bottiglia...". Paura nel quartiere ostaggio dei migranti

Esistono due mondi paralleli a Porta Pia: uno di sopra e l’altro di sotto. Quello di sopra è fatto di auto che sfrecciano frenetiche, palazzine eleganti, grandi magazzini e ristoranti chic. Quello di sotto è popolato da decine di disperati che trovano rifugio nei sottopassi accanto alle Mura Aureliane. Le uscite di sicurezza del sottovia Ignazio Guidi e del viale del Muro Torto sono diventate la casa di decine di migranti, tossicodipendenti e senza fissa dimora. Una storia che va avanti da almeno due decenni.

A nulla sono servite segnalazioni, denunce e le bonifiche che si sono susseguite negli anni. Neppure l’omicidio di una clochard brasiliana, Norma Maria, massacrata di botte da un altro senzatetto. IlGiornale.it l’aveva intervistata nel 2017, qualche mese prima che si consumasse il tragico fatto di sangue, proprio in uno di quei sottopassi consegnati a degrado e abbandono. La situazione, oggi, è la stessa. I tunnel sono ancora inaccessibili, tra materassi, vestiti, immondizia, bombole del gas, resti di bivacchi ed escrementi umani.

Anche la violenza continua. L’ultima vittima di una situazione totalmente fuori controllo è Paolo Peroso, storico gioielliere della zona e presidente dell’associazione Amici di Porta Pia, da anni in prima linea contro il degrado. "È uscito da uno dei sottopassi completamente nudo, gli ho chiesto per due volte di coprirsi perché c’erano delle donne, delle persone anziane ed anche dei bambini, e lui, per tutta risposta, ha preso un grosso sasso e me lo ha tirato contro colpendomi sulla schiena", racconta Peroso.

L’aggressione si è consumata domenica scorsa, davanti ad un bar di piazzale di Porta Pia. L’uomo, un migrante mentalmente instabile, è una vecchia conoscenza del quartiere. "Non ho idea della sua nazionalità, so solo che ha la pelle scura, lo vediamo bivaccare qui da un annetto, spesso è nudo, oppure sporco di escrementi e sangue", spiega Peroso, mostrandoci l’agglomerato di bitume con cui è stato colpito. In realtà, lo sbandato non si è limitato a bersagliarlo solo con quello, ma lo ha anche centrato con una bottiglia di birra vuota recuperata da terra.

Inutile dire che chi vive o lavora in zona è sotto choc. "Poteva succedere ad ognuno di noi, la mattina presto e la sera tardi il quartiere è alla mercé di questa gente", si sfoga il proprietario di una pizzeria. "L’Ama ogni tanto si fa vedere, libera i sottopassi, li bonifica, ma in dieci giorni la situazione ritorna tale e quale a prima". La signora Anna gestisce una cartolibreria che affaccia proprio su uno dei sottopassi occupati. "Sono terrorizzata, queste persone – ci spiega – fanno quello che vogliono, chiedono soldi e cibo e se non li assecondi sei soggetto a ritorsioni, a me hanno spaccato una vetrina".

Spesso gli inquilini delle favelas sotterranee sono in preda ai fumi dell’alcol e allucinati dalle droghe. "Sono persone instabili, pericolose, disperati che non hanno nulla da perdere e si sentono al di sopra della legge", attacca la negoziante. Insomma, qui sono tutti concordi nel dire che la brutta avventura capitata a Peroso era prevedibile. "La gente viene continuamente infastidita, alcune zone ormai sono off limits e dopo una certa ora – denuncia il gioielliere – si ha paura a mettere il naso fuori di casa". Il signor Paolo allarga le braccia.

Quando inizia a ripercorre il passato, e le tante vicissitudini che hanno interessato la zona, si accalora: "Abbiamo dovuto fare i conti con spaccio e consumo di droghe, delinquenza, aggressioni, due incendi sotterranei dolosi e, purtroppo, anche morti innocenti". E la sicurezza non riguarda soltanto chi transita a piedi per le vie del quartiere, ma anche gli automobilisti. "Dovrebbero essere delle uscite di emergenza, invece sono dei dormitori pubblici, lì sotto ci cucinano anche", annota stizzita una residente sulla settantina.

"Mi chiedo cosa potrebbe accadere in caso di incidente grave in galleria, con le vie di fuga inagibili – continua la donna – la gente rischia di fare la fine dei topi in trappola". È quello che si domandano un po’ tutti, spettatori inermi del solito "scaricabarile istituzionale".

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