Quando la sosta selvaggia diventa scena del crimin: la denuncia diventa 'creativa'

Il parcheggio selvaggio dei monopattini mina la sicurezza stradale. A Roma 5 studentesse tracciano scene del crimine nei luoghi dell'abbandono illecito. E la protesta all'#parcheggiodefunto diventa virale

Nastri gialli, sagome tracciate a terra con un gesso bianco, fiori freschi e lumini rossi accesi. No, non è la scena di un crimine, ma potrebbe esserlo. Sostenibili ma pericolosi, i monopattini elettrici, sempre più diffusi nelle città grazie alla rete dello “sharing”, si stanno trasformando in un vero e proprio incubo per i pedoni. Assaltano i marciapiedi, sfrecciando velocissimi anche contromano o si accumulano abbandonati alla rinfusa in sosta “creativa”. Accatastati davanti alle rampe per disabili, di fronte alle vetrine dei negozi, in mezzo alla strada o sui marciapiedi, i simboli della mobilità sostenibile sono più che altro un pericolo. Soprattutto per chi non vede.

Nel 2020, l’anno in cui sono diventati veicoli a tutti gli effetti, equiparabili alle biciclette, sono ben 123 gli incidenti gravi con monopattini elettrici segnalati dal nuovo “Osservatorio Monopattini”, attivato da Asaps. Così insidiosi da essere stati definiti "mine vaganti" dall'Unione italiana ciechi ed ipovedenti (Uici) di Roma che ha lanciato una petizione online per contrastare la sosta “creativa”. A Roma - spiega Giuliano Frittelli, presidente della sezione romana dell'Uici - uno dei problemi legati allo sharing è che non ci sono aree di sosta. Ne consegue che tutti si sentono autorizzati a parcheggiare il monopattino ovunque".

E a Roma, città dove spopolano, i monopattini in sharing diventano i protagonisti di una serie di istallazioni artistiche che denunciano la "morte del parcheggio". Questa idea di “guerilla marketing" è venuta a cinque studentesse dell’Istituto Europeo di Design di Roma, che, munite di gessetti, nastri gialli, candele e fiori, disegnano delle vere e proprie scene del crimine per sensibilizzare sul tema. E la reazione dei romani non è mancata. Prima solo incuriositi dalla “strana” iniziativa, poi in prima linea per allestire la scena partecipando attivamente a risvegliare il senso civico dei propri concittadini. Dal quartiere Testaccio ai social i semplici cittadini sono diventati la “cassa di risonanza” di questo progetto che punta ad accendere i riflettori sul fenomeno del parcheggio selvaggio dei monopattini. La partecipazione è cresciuta grazie alla creazione dell’account Instagram @parcheggio.defunto, attraverso la condivisione di foto, post e video a colpi di tag e hashtag #parcheggiodefunto, strategicamente applicato sulle basi dei monopattini incriminati. E il rumore della denuncia "artistica" non si è fermato a Roma, ma ha scavalcato le frontiere fino a Parigi e Madrid. Perché il parcheggio selvaggio che infesta lo slancio verde della città contemporanea non ha confini.

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