Rosi si addentra nella Napoli in bianco e nero

Il documentario "Sotto le nuvole" è la seconda opera italiana in corsa per il Leone d'Oro

Rosi si addentra nella Napoli in bianco e nero
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da Venezia

"Il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo". Con questo incipit da Jean Cocteau inizia il nuovo film documentario di Gianfranco Rosi che, non a caso ovviamente, si intitola Sotto le nuvole e che è il secondo, dopo Sorrentino, dei cinque film italiani in concorso alla 82a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Il regista dopo i migranti e Lampedusa in Fuocoammare, che ha conquistato l'Orso d'Oro a Berlino e la Capitale in Sacro GRA, Leone d'Oro proprio qui al Lido, questa volta ha scelto l'area di Napoli per mettere in scena, dal vero, il racconto di un mondo: "Ho girato e vissuto per tre anni all'orizzonte del Vesuvio - racconta il regista - cercando le tracce della storia, lo scavo del tempo, ciò che resta della vita di ogni giorno. Raccolgo le storie nelle voci di chi parla, osservo le nuvole, i fumi dei Campi Flegrei".

Girato in bianco e nero perché "ho guardato in bianco e nero, mentre filmavo, tra il mare, il cielo e il Vesuvio, scoprivo un nuovo archivio del vero e del possibile", Sotto le nuvole è un catalogo, esteticamente impeccabile, della natura e della varia umanità che popola un'area tra le più densamente abitate del mondo sotto un vulcano (bellissime le riprese delle bocche di fumo) e sopra una zona ancora più pericolosa come quella dei Campi Flegrei.

Il metodo del regista è sempre quello che restituisce il reale ovviamente filtrato dal suo sguardo: "Quando filmo accolgo la sorpresa di un incontro, di un luogo, la vita di una situazione. La sfida del racconto è assecondare l'inquadratura, mentre le storie prendono vita. Il tempo del film è la fiducia di quell'incontro".

Prodotto dallo stesso regista con la sodale Donatella Palermo e Rai Cinema, il documentario, che uscirà in sala il 18 settembre, parte da un'idea del regista scritta insieme a Carmelo Marabello e a Marie-Pierre Müller scomparsa due anni fa. Poi, nel suo farsi, il film restituisce storie e personaggi che sembrano usciti dal secolo scorso (scorrono anche le immagini di Viaggio in Italia di Rossellini) come i tombaroli e i fantini che si allenano sulla spiaggia, la circumvesuviana, Pompei con gli archeologi giapponesi, Ercolano.

Un'altra linea narrativa racconta dell'oggi, con le conversazioni della centrale dei Vigili del Fuoco tempestata di telefonate dai

cittadini in cerca di una rassicurazione ogni volta che la terra trema e con i marinai di una nave siriana intenti a scaricare il grano ucraino subito prima di dover tornare a Odessa sotto altre nuvole, quelle delle bombe.

PArm

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