Adesso basta con l'ironia. Non è vero che Prodi scappa. Prodi il confronto in tv lo vuole davvero. Purché: a) esso avvenga in un giorno della settimana che comincia per P o per B; b) la sigla sia cantata in diretta da Maria Callas; e c) i candidati possano stare seduti a testa in giù senza dover per forza obbedire all'odiosa legge di gravità. In fondo chi sarà mai questa gravità per stabilire le leggi? Le leggi, è chiaro, in un Paese democratico si stabiliscono solo con il leader dell'opposizione.
E adesso non intervenga il solito onorevole Bonaiuti a obiettare che si tratta di condizioni impossibili. Perché, come dice George Orwell, gli animali sono tutti uguali e il maiale non è più uguale degli altri. Non c'entra nulla? Pazienza. Mica si possono fare sempre citazioni azzeccate. E poi che colpa ne hanno i collaboratori di Prodi se nella biblioteca di Bologna non si è trovato libro migliore della Fattoria degli Animali? Dovendo organizzare le liste elettorali dell'Unione, per altro, pareva un buon allenamento.
Comunque, torniamo al punto: non è vero che Prodi scappa. Prodi pone delle condizioni ragionevoli: se non ne siete convinti, attenti che potrebbe citare un'altra volta George Orwell. E magari anche Woody Allen. E Hugh Grant. Tanto che differenza fa? Chiedetelo al fido Sircana: quello che conta è la battuta ad effetto. Che ne dite di Qui, Quo Qua e lo zio Paperino? Quella Prodi l'ha già fatta? E va beh: allora prendiamo Cip&Ciop, Tiramolla e il commissario Basettoni. Magari non fanno ridere, ma sempre meglio che dover discutere con Mastella e Bertinotti.
In fondo si sa: sempre più fumetti, sempre più fumosi. Ma non è per nascondere la fuga. No, affatto. Prodi il confronto tv lo vuole davvero. Ieri per esempio quando la Rai ha finalmente fissato le date, lui ha risposto pronto: «La Rai non decide un bel niente». Magari a qualcuno sarà sembrato sprezzante. Ma non fatevi trarre in inganno: il Professore ha reagito così solo perché ci è rimasto male. Avrebbe voluto essere lui più veloce a fissare gli incontri, ma s'è fatto battere sul tempo. Forse l'ha bloccato l'ansia di prestazione. O forse Sircana aveva finito la collezione di Speedy Gonzales.
Comunque è solo una battuta d'arresto. Prodi la sfida in tv la vuole fare davvero. Certo: bisogna che siano rispettate alcune regole. Che dite? Ah sì: in effetti le regole le aveva già fissate l'authority. Ma non bastano. Del resto, si sa, in casa dell'Unione le sentenze dell'authority funzionano come le luci dell'albero di Natale. A intermittenza. Per esempio: bene i faccia a faccia, ma solo se la Cdl si divide per tre. Oppure: bene le conferenze stampa, ma solo se il Presidente del Consiglio non ne fa. Comunque sia: quelle regole bisogna integrarle. Nel documento dell'authority, tanto per dire, non sono previsti alcuni criteri fondamentali, contenuti invece nelle 37 pagine del regolamento Bush-Kerry che Prodi si è affrettato a mandare a Berlusconi: la temperatura in studio, per esempio.
Ecco: quello è un problema. Come rimediare? Bisogna far intervenire un buon tecnico che, termometro alla mano, trovi la giusta gradazione. E se il tecnico non basta, lo diciamo a Sircana, lui non esita a chiamare in causa pure Archimede Pitagorico e Mister Magoo. L'importante è che nessuno dica più che Prodi non vuole fare le sfide in tv. Una volta per tutte: non è vero che scappa. Non è vero che si sottrae. Non è vero che ha paura. Pone solo alcune condizioni.
IL RUGGITO DEL CONIGLIO
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