Sì del Senato al processo breve E l’Idv accende la rissa in aula

Roma«Basta. Adesso basta». Perde davvero la calma, per la prima volta dall’inizio della legislatura, il presidente del Senato, Renato Schifani. L’aula di Palazzo Madama sta per approvare la legge sul processo breve e i senatori dell’Italia dei valori in piedi brandiscono cartelli che invitano Silvio Berlusconi a farsi processare o con la scritta «Processo breve, giustizia morta». I dipietristi ignorano l’invito a sedersi dei commessi e a quel punto Domenico Gramazio, Pdl, lancia verso i loro banchi un fascicolo bello spesso che colpisce in pieno Elio Lannutti.
Cronaca di una bagarre annunciata, visto il clima infuocato che ha accolto il provvedimento fin dall’inizio. Le «Norme contro la irragionevole durata del processo» sono state approvate con 163 voti favorevoli, 130 contrari e 2 astenuti e ora passano al vaglio della Camera.
Per il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, e il suo vice, Gaetano Quagliariello, il provvedimento appena varato è «uno strumento necessario per rimuovere il macigno del conflitto tra politica e giustizia». Gasparri durante la sua dichiarazione di voto respinge la definizione di processo «breve». «Questa legge non cancellerà i processi e riguarderà soltanto l’1 per cento del totale. Per i reati di mafia e terrorismo si arriva ad oltre 15 anni di durata», ricorda il senatore, appellandosi all’«articolo 111 della Costituzione», che prevede il giusto processo e all’«articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo che prevede la ragionevole durata». Gasparri si dice «orgoglioso» perché «oggi si cancellano 500 processi al giorno per la prescrizione» e questo va evitato, ribadendo che il Pdl è «per la certezza della pena e la trasparenza della giustizia».
Tocca al capogruppo della Lega, Federico Bricolo, accusare l’opposizione, in particolare il Partito democratico, di avere la memoria corta. «Non ci aspettavamo un cambio di linea dell’opposizione visto che questo disegno di legge ricalca alcune proposte del Pd - denuncia Bricolo -. Fino a pochi mesi fa eravate favorevoli, poi vi siete accorti che interessava uno dei processi del premier e avete rinnegato le vostre proposte». E Bricolo ricorda pure che con il voto segreto il giorno prima alcuni senatori Pd ma anche dell’Idv hanno votato con il Pdl «dando uno schiaffo a Bersani e pure a Di Pietro: il voto segreto è servito a qualcuno per rivendicare la propria coerenza».
Franchi tiratori a parte, la posizione ufficiale del Pd è quella espressa dal capogruppo, Anna Finocchiaro. «Non siete stati capaci di dimostrare che questo provvedimento non avrà conseguenze per i cittadini - dice la Finocchiaro -. Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini». E mentre Antonio Di Pietro tuona «da oggi c’è un regime fascista, piduista e mafioso», dentro l’aula il dipietrino Luigi Li Gotti commenta «è la legge peggiore che si poteva fare, i malfattori ringraziano».
Per il Comitato intermagistrature (magistratura ordinaria, amministrativa e contabile e Avvocatura dello Stato) il processo breve rischia di produrre «conseguenze devastanti» sull’intero sistema della giustizia italiana e «verranno posti nel nulla centinaia di migliaia di processi».
Di diverso avviso l’Unione delle Camere penali che giudica positivamente gli emendamenti introdotti ma avverte: «Senza una riforma organica della giustizia, il ddl resta un frutto avvelenato dello scontro tra politica e magistratura». La necessaria riforma organica, però, viene bloccata, dicono i penalisti, dallo «scontro tra politica e magistratura e dal ruolo debordante di quest’ultima».
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