Sacconi ai giovani: «Accettate qualunque lavoro»

Roma«Ci si deve vergognare di prostituirsi, non certo di lavorare, anche se questo significa avere impieghi umili nella fase iniziale del percorso di lavoro». Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, esorta i giovani italiani a conquistare autonomia e indipendenza attraverso il lavoro. Qualsiasi lavoro purché legittimo, ovviamente.
«Qualunque lavoro, purché regolare, è meglio del non lavoro», dice Sacconi che adatta ai nostri tempi quello che diceva il filosofo Thomas Carlyle: «Ogni lavoro, anche il filare il cotone, è nobile; il lavoro è l’unica cosa nobile».
Intervistato da Klaus Davi, il ministro chiede ai giovani di «non piangersi addosso e dare un colpo di reni individuale, accettando qualsiasi lavoro soprattutto in questi tempi di crisi». Sacconi non tratta i ragazzi in cerca di lavoro da «bamboccioni» (come fece Tommaso Padoa Schioppa), non strapazza loro ma semmai i loro genitori, puntando il dito contro la famiglia italiana di solito «iperprotettiva»: un atteggiamento che «rovina i giovani».
E anche nella precarietà Sacconi vede il lato positivo perché, dice, «a certe condizioni può stimolare il senso di responsabilità e la voglia di intraprendere».
Forse Sacconi dovrebbe chiarire meglio però che cosa intende per impiego «umile» visto che come esempio porta la sua esperienza sui campi da tennis.
«Pur di lavorare e di guadagnare facevo il palleggiatore», confessa lo stesso Sacconi. «Era il grado inferiore a quello di maestro di tennis - ricorda senza nostalgia il ministro -. Ero un giocatore di tennis agonista, avevo una buona classifica, diventai istruttore di tennis e così finanziai la mia attività di studio universitario e quella politica». Sacconi racconta: «Non mi divertivo molto, avevo abbandonato all’età di 19 anni, l’agonismo con tutta la soddisfazione che ne derivava e facevo una cosa che non mi interessava, avevo la testa altrove. Però ero orgoglioso della mia autonomia e questo ha accompagnato le mie scelte di impegno anche politico».
Onore al ministro che si è mantenuto agli studi. Però fare il maestro di tennis o anche il palleggiatore intanto presuppone che si siano potuti spendere dei soldi per imparare a giocare e pure bene. E a proposito di umiltà nei circoli sportivi dove si gioca a tennis non è che si respiri la stessa aria dei mercati generali dove si possono scaricare cassette per pochi euro l’ora.
L’esortazione del ministro ai giovani resta comunque valida. Nulla di male, anzi sarebbe un bene, se in gioventù si riesce a collezionare esperienze in vari settori come si fa da sempre in altri Paesi europei o anche negli Stati Uniti, dove è molto più comune che un giovane si «arrangi» pure per mantenersi agli studi. Basta spulciare il curriculum anche di quelli che oggi sono al top per scovare passati poco illustri che non hanno inficiato le successive brillanti carriere. C’è chi ha fatto il barista, come Bruce Willis, e chi il mimo di strada come Robin Williams. La diva più pagata di oggi, Julia Robert, ieri era commessa in una gelateria, mestiere frequentato pure dal premio Oscar Sandra Bullock. Bellissimi e superstar come George Clooney e Brad Pitt hanno un passato oscuro: il primo commesso in un negozio di scarpe il secondo travestito da pollo per pubblicizzare un fast food.
Sacconi accanto all’invito ad «accettare qualunque opportunità lavorativa», riconosce le responsabilità della politica. «Sta a noi offrire condizioni di contesto favorevoli», dice il ministro che critica pure il sistema educativo che troppo spesso «non favorisce l’incontro con il mondo del lavoro». Per questo è importante potenziare l’esperienza dell’apprendistato una partita che si giocherà anche con la riforma degli istituti professionali.

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