Alcol, lo "spartiacque" dei 40 anni. Perché può far male o essere terapeutico

Uno studio mondiale iniziato nel 1990 ha mostrato la differenza del consumo di alcol in base alle quantità e alle fasce d'età. Ecco quando fa male o quando può essere "terapeutico"

Alcol, lo "spartiacque" dei 40 anni: perché può far male o essere terapeutico

Consumare alcol è un'abitudine trasversale, dai giovanissimi agli anziani: che si tratti di vini o cocktail, il problema riguarda l'uso e il consumo che se ne fa. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet e finanziata dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, ha messo in luce un aspetto importante: le persone di età inferiore ai 40 anni metterebbero a rischio la propria salute se consumano più di due cucchiaini di vino o due cucchiai e mezzo di birra al giorno.

Cosa dice lo studio

Secondo la ricerca, quasi il 60% dei giovani adulti di età compresa tra 15 e 39 anni, a livello globale, hanno consumato quantità pericolose di alcol nel 2020. Come scrive la rivista Fortune, lo studio portato avanti dal Global Burden of Disease ha una portata enorme: è in corso dal 1990 e utilizza i dati di 204 Paesi e territori e viene descritto da Lancet come "lo sforzo più completo fino ad oggi per comprendere le mutevoli sfide sanitarie in tutto il mondo". La vicenda non finisce qui perché, al contrario, superata la soglia dei 40 anni, consumare piccole quantità di alcolici avrebbe addirittura effetti benefici.

Dove è il "vantaggio"

Il team di ricerca Gbd ha scoperto che per le persone di età superiore ai 40 anni senza problemi di salute, consumare una piccola quantità di alcol ogni giorno potrebbe fornire alcuni benefici per la salute come la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, ictus e diabete. Un esempio di "piccola quantità" di alcol comprende tra uno e due bicchieri di vino rosso da 3,4 once. Per quanto riguarda i sessi, sono gli uomini a essere maggiormente esposti ai danni alcolici rispetto alle donne visto che, nel 2020, il 77% di chi ha consumato le quantità dannose era di sesso maschile. "Il nostro messaggio è semplice: i giovani non dovrebbero bere, ma gli anziani possono trarre beneficio dal bere piccole quantità", ha dichiarato la dott.ssa Emmanuela Gakidou, docente di Scienze della Metrica della Salute presso l'Istituto di metrica e valutazione della salute dell'Università di Washington School of Medicine.

"Non esiste un livello sicuro"

La Gakidou ha comunque riconosciuto che "potrebbe non essere realistico" impedire ai giovani di bere aggiungendo che le persone debbano essere consapevoli ed informate dell'impatto dell'alcol sulla loro salute. Lo studio globale ha ripreso i risultati di alcuni studi precedenti che avevano suggerito che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol. Nel 2021, una ricerca dell'Università di Oxford su 25mila persone ha affermato che non c'era "una dose sicura di alcol" quando si trattava di salute del cervello. Tra gli ultimi studi ce n'è anche uno irlandese, concluso a maggio, che ha messo in luce come il cuore sia più esposto di quanto si pensasse e uno degli autori ha invitato le persone a limitare il consumo settimanale a meno di una bottiglia di vino o tre lattine e mezzo di birra.

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