Covid, ecco perché la variante brasiliana potrebbe essere pericolosa

Al centro dello studio, la situazione epidemiologica nella città brasiliana di Manaus, dove si è diffusa la pericolosa variante del virus

Covid, ecco perché la variante brasiliana potrebbe essere pericolosa

Nonostante in tutto il mondo vengano somministrati vaccini contro il Covid, molti Paesi devono purtroppo fare ancora i conti con pericolosi focolai e problematiche di varia natura.

Uno di questi è il Brasile, dove la seconda ondata continua a provocare un vero e proprio collasso dei sistemi sanitari. In particolare nella città di Manaus la situazione è sinistra. Stabilendo che il 75% della popolazione fosse stata infettata, si è ritenuto erroneamente che il centro fosse uno dei pochi posti ad aver raggiunto l'immunità di gregge. Ma i contagi, tra novembre e dicembre, sono schizzati verso l'alto.

I ricercatori brasiliani, in collaborazione con i colleghi del Regno Unito e dell'Università di Copenaghen, hanno cercato di comprendere il motivo per cui Manaus sta affrontando nuovamente queste difficoltà. Lo studio è stato pubblicato su "Science". La spiegazione principale è che esiste una variante aggressiva del Covid chiamata P.1. Il modello epidemiologico messo a punto dagli scienziati ha indicato che essa è probabilmente più trasmissibile rispetto ai ceppi precedenti di coronavirus e che, forse, sarà in grado di eludere l'immunità ottenuta dall'infezione con altre varianti.

Gli studiosi hanno utilizzato molte forme di dati da Manaus per caratterizzare P.1 e le sue proprietà, inclusi 184 campioni di dati di sequenziamento genetico. Si è dunque scoperto che P.1 è diverso dagli altri ceppi di Covid. Ha infatti acquisito 17 mutazioni, tra cui un importante trio di modifiche della proteina Spike (K417T, E484K, N501Y). In particolare P.1, emerso a Manaus intorno a novembre 2020, è passato da non essere rilevabile nei campioni genetici a rappresentare l'87% dei campioni positivi in sole sette settimane. Da allora si è diffuso in diversi altri stati del Brasile e in molti Paesi in tutto il mondo.

Il modello epidemiologico creato dai ricercatori, che incorpora molte fonti di dati come il conteggio della mortalità e le sequenze genetiche dei ceppi virali, ha consentito di capire che P.1 è tra 1,7 e 2,4 volte più trasmissibile rispetto alle altre varianti di Covid. Inoltre esso potrebbe essere in grado di eludere tra il 10 e il 46% dell'immunità acquisita dall'infezione di coronavirus non-P.1. Secondo gli scienziati tali dati, per essere applicati in qualsiasi altra parte del mondo, devono essere estrapolati con cautela. Gli stessi, tuttavia, sottolineano la necessità di una maggiore sorveglianza dei diversi ceppi virali al fine di tenere la pandemia completamente sotto controllo.

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