Covid, isolati promettenti mini anticorpi da un lama

L'importante risultato è stato ottenuto dai ricercatori Thomas J. Esparza e David L. Brody del National Institutes of Health

Non si fermano le ricerche per comprendere meglio il Covid e, dunque, per sconfiggerlo. Le ultime promettenti notizie giungono da uno studio condotto da una coppia di neuroscienziati, Thomas J. Esparza e David L. Brody, che lavorano in un laboratorio di imaging cerebrale presso il National Institute of Neurological Disorders and Stroke del National Institutes of Health e i cui risultati preliminari sono apparsi su "Scientific Reports". I ricercatori hanno isolato una serie di minuscoli e promettenti anticorpi o "nanobodies" contro il Covid prodotti da un lama di nome Cormac.

Un "nanobody" è una speciale tipologia di anticorpo che viene prodotta in maniera naturale dal sistema immunitario dei camelidi, ovvero un gruppo di animali che include i cammelli, i lama e gli alpaca. Poiché i nanobodies isolati in laboratorio sono versioni fluttuanti delle punte dei bracci delle proteine a catena pesante che formano la spina dorsale di un tipico anticorpo umano IgG a forma di Y, queste proteine pesano circa un decimo in meno rispetto alla maggior parte degli anticorpi dell'uomo.

A differenza degli anticorpi tipici, i nanobodies sono maggiormente stabili, meno costosi da produrre e più facili da progettare. Dallo scoppio della pandemia, diversi scienziati hanno messo a punto nanobodies di lama contro la proteina Spike del Covid che possono essere efficaci nel prevenire le infezioni. Basti pensare, ad esempio, alla ricerca pubblicata il 5 maggio su "Cell" e condotta dai ricercatori Daniel Wrapp e Jason McLellan dell'Università del Texas. Nell'indagine attuale è stata utilizzata una strategia un po' diversa per individuare nanobodies che potrebbero funzionare in maniera efficace.

La proteina Spike del Covid, agendo come una chiave, apre la porta alle infezioni quando si lega a una proteina nota come recettore dell'enzima di conversione dell'angiotensina 2 (ACE2) che si trova sulla superficie di alcune cellule. Esparza e Brody hanno sviluppato un metodo che isolerebbero i nanobodies in grado di bloccare le infezioni, coprendo i denti della proteina Spike che si lega e sblocca il recettore ACE2. Per far questo i ricercatori hanno immunizzato il lama Cormac 5 volte in 28 giorni con una versione purificata della proteina Spike del Covid. Dopo aver testato centinaia di nanobodies, essi hanno constatato che il lama ne ha prodotti 13 potenzialmente ottimi candidati.

In particolare si è dimostrato che uno dei migliori nanobodies, noto come NIH-CoVnb-112, si attaccava direttamente alla porzione di legame del recettore ACE2 della proteina Spike. Per imitare il virus Covid, gli scienziati hanno mutato geneticamente un innocuo "pseudovirus", in modo che questo potesse utilizzare la proteina Spike per infettare le cellule che possiedono recettori ACE2 umani. Dall'esperimento è emerso che livelli relativamente bassi dei nanobodies NIH-CoVnb-112 avrebbero impedito allo pseudovirus di infettare codeste cellule nelle capsule di Petri. Nonostante la lunga strada ancora da percorrere, i risultati ottenuti sono promettenti.

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