Il diabete favorito da alcuni batteri intestinali? Ecco lo studio

Lo studio, condotto dai ricercatori dell'Università di Laval in Canada, è stato pubblicato sulla rivista Nature Metabolism

In Italia ne soffrono 3 milioni di persone (5,4% della popolazione). A livello geografico le zone in cui la prevalenza risulta più elevata sono le regioni del meridione, in particolare la Calabria. Il diabete mellito è una malattia metabolica conseguente a un calo di attività dell'insulina, un ormone prodotto dalle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas. Una caratteristica della patologia sempre presente è l'iperglicemia, ovvero l'elevata concentrazione di glucosio nel sangue. A lungo andare ad essa si associano complicanze di tipo vascolare, come la macroangiopatia (grave forma di aterosclerosi) e la microangiopatia (alterazione della circolazione sanguigna all'interno dei piccoli vasi arteriosi).

Negli ultimi 30 anni la diffusione del diabete su scala mondiale è aumentata in maniera esponenziale. Se nel 1985 le diagnosi erano circa 30 milioni, nel 2015 si è raggiunta la quota di 392 milioni. La malattia colpisce più frequentemente i soggetti adulti, in particolare il rischio diviene più consistente a partire dai 35-40 anni. Nei giovani, invece, la possibilità di svilupparla è alquanto modesta anche se, dati alla mano, i casi sono raddoppiati. Secondo gli studiosi il diabete sarebbe la conseguenza di una combinazione tra fattori genetici che conferiscono una certa predisposizione e fattori ambientali che, di contro, concretizzano la suddetta. Tra questi ultimi sono compresi l'obesità, la sedentarietà, una dieta ricca di zuccheri semplici, l'invecchiamento. Ancora l'ipertensione, i livelli di colesterolo HDL inferiori o uguali a 35mg/ml e i livelli di trigliceridi superiori o uguali a 250mg/ml.

Diversamente da quello di tipo 1, il diabete di tipo mellito si instaura molto lentamente e impiega anche diversi anni per manifestarsi. Spesso, in alcuni individui, i segni sono lievi e quasi impercettibili. Prima dell'avvento della patologia vera e propria, esiste poi una fase intermedia definita 'prediabete'. Vi sono due forme: l'alterata glicemia a digiuno e l'alterata tolleranza al glucosio. Da un punto di vista sintomatologico esso si palesa con: poliuria (necessità di urinare spesso), polidipsia (intenso senso di sete), polifagia (forte appetito), visione offuscata, lenta guarigione delle ferite. Ancora prurito cutaneo, cefalea, irritabilità e facilità a sviluppare infezioni.

Il diabete mellito potrebbe essere favorito da alcuni batteri intestinali. Ad affermarlo, come riporta Ansa.it, uno studio condotto presso l'Università di Laval in Canada e pubblicato sulla rivista Nature Metabolism. Dallo stesso è infatti emerso che nel fegato, nel sangue e nel tessuto adiposo di pazienti diabetici vi sono batteri differenti da quelli presenti in soggetti sani. La ricerca ha coinvolto 40 individui obesi operati con chirurgia bariatrica, 20 di questi soffrivano anche di diabete. I ricercatori credono che si tratti di batteri intestinali sfuggiti passando attraverso la parete intestinale e che, inducendo processi infiammatori, finiscono per disturbare il corretto funzionamento dell'insulina. Uno dei prossimi obiettivi potrebbe essere quello di sviluppare una nuova linea di probiotici per terapie contro la malattia.

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