Rischio disidratazione: attenti a questi sintomi

Nei casi estremi questa condizione, tipica soprattutto dei bambini, degli anziani e degli sportivi, può portare al collasso cardiocircolatorio

La presenza dell'acqua, il costituente più importante dell'organismo, raggiunge valori molto elevati, basti infatti pensare che negli adulti essi si attestano attorno al 60% del peso corporeo. Maggiori negli uomini e negli atleti, diminuiscono invece nelle donne e nei soggetti obesi. Con il termine disidratazione si indica la carenza di acqua che può essere causata da un apporto insufficiente con la dieta e/o da perdite eccessive (sudorazione abbondante, vomito, ustioni, assunzione di diuretici e lassativi, piaghe da decubito, diabete mellito o insipido). Tale condizione diventa morbosa quando la perdita supera il 5-6% del peso corporeo. L'acqua è distribuita in tre compartimenti differenti. Il primo, quello intracellulare, rappresenta il 40-50% del peso corporeo ed è fondamentale per il regolare svolgimento dei processi metabolici delle cellule. Il secondo è l'intravascolare e costituisce il 7% del peso corporeo. Infine, quello extracellulare (17-20% del peso corporeo), consente lo scambio di sostanze tra il sangue dei capillari e le cellule.

Esistono tre tipologie di disidratazione: ipertonica, isotonica e ipotonica. La disidratazione ipertonica, conseguenza di una sudorazione profusa e del relativo calo del volume plasmatico, si caratterizza per l'aumento dei livelli plasmatici di sodio e per iperosmolarità. La disidratazione isotonica, ovvero la perdita di acqua ed elettroliti, si verifica in caso di diarrea o vomito prolungato. La disidratazione ipotonica, infine, è il tipico esito dell'abuso di diuretici o di una reidratazione con acque povere di sodio. Soprattutto in estate, associare una dieta iposodica al consumo di acque a basso residuo fisso, può rivelarsi molto pericoloso per la salute. In questo caso si riduce l'osmolarità e calano i livelli plasmatici di sodio, con l'instaurarsi così di una condizione nota come iponatremia.

I soggetti a maggior rischio di disidratazione sono i bambini, gli anziani e gli sportivi. La pericolosità per i piccoli è dettata dalla maggior percentuale di acqua corporea (80%) e dal suo turnover più veloce. Particolare attenzione, poi, deve essere prestata ai neonati colpiti dalle prime gastroenteriti virali. Negli individui con un'età avanzata la carenza di acqua è quasi sempre l'esito dell'attenuazione dello stimolo della sete, del timore di una possibile incontinenza urinaria, di varie alterazioni organiche e anche di problematiche psicologiche. È, invece, l'eccessiva sudorazione la fonte di preoccupazione principale per gli sportivi. Si calcola, infatti, che nel soggetto impegnato in un'attività fisica sia necessario 1ml di acqua per ogni caloria consumata.

Diversi sono i sintomi della disidratazione. Innanzitutto lo stimolo della sete anche se, come poc'anzi accennato, esso è poco presente negli anziani. Altri segni clinici includono: debolezza generale, crampi muscolari, diminuzione della diuresi, urine di colore scuro, aumento della temperatura corporea. Ancora secchezza delle labbra, della pelle e delle mucose, frequenza cardiaca alterata, infossamento dei bulbi oculari, mancanza di lacrime, freddezza delle estremità e compromissione del sensorio. La disidratazione è una condizione pericolosa per svariate motivazioni. La mancata secrezione di sudore al fine di risparmiare la poca acqua rimasta, genera un notevole surriscaldamento organico con ripercussioni sul centro termoregolatorio ipotalamico. Inoltre si riduce la volemia, il sangue non circola bene nei vasi, il cuore si affatica e, nei casi estremi, può sopravvenire un collasso cardiocircolatorio.

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