L'uniformità dei trattamenti è richiesta dai pazienti

Luisa Romagnoni

In Italia, oggi le persone vive dopo una diagnosi di cancro, sono circa tre milioni (quasi il 5 per cento della popolazione italiana). Negli ultimi anni la mortalità per tumore è scesa di circa l'1 per cento ogni anno, mentre la sopravvivenza a 5 anni è in costante aumento. L'avvento della «rivoluzione terapeutica» legata alla medicina di precisione, contribuisce a decretare questo successo, anche se ha posto nuovi problemi, a causa dei costi dei nuovi approcci diagnostici e di farmaci antitumorali innovativi. Molte Regioni hanno difficoltà , a far fronte alla domanda di terapie avanzate sempre più costose. ma efficaci. Su questi temi, dal 2014 si stanno mobilitando le associazioni dei pazienti oncologici, grazie anche alle iniziative promosse in Parlamento dall'Intergruppo Parlamentare «Insieme per un impegno contro il cancro», costituito su iniziativa di Salute Donna onlus e altre dodici associazioni di pazienti oncologici. Nel corso di un recente incontro a Roma, sono state presente le iniziative che impegnano il Governo ad assicurare una miglior presa in carico dei pazienti, un'uniformità di trattamento a livello nazionale e all'elaborazione di una strategia, per far fronte alle rivoluzioni terapeutiche oncologiche in arrivo. In particolare riguardano: un fondo per i farmaci innovativi oncologici, anche attraverso tasse di scopo sul fumo e altre attività potenzialmente cancerogene; indicatori di performance per le strutture sanitarie e sanzioni per le Regioni che non assicurano prestazioni adeguate; esenzione dal ticket per gli esami strumentali, valida su tutto il territorio nazionale, per le donne risultate positive al test sui geni e quindi a rischio cancro al seno o alle ovaie; test biomolecolari ai pazienti affetti da cancro per assicurare l'appropriatezza terapeutica. «Il lavoro che abbiamo iniziato deve creare una cultura del diritto che nel nostro Paese in fatto di sanità è molto carente e deve fare in modo che a tutti i cittadini di ogni età e sesso, , livello di istruzione, area geografica, venga garantito l'accesso alle cure e all'assistenza, senza essere costretti a migrare dalla propria Regione», afferma Annamaria Mancuso, presidente Salute Donna onlus.

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