Microaghi, una nuova frontiera per somministrare vaccini e farmaci

I cerotti dotati di microaghi potrebbero presto incidere su somministrazione di vaccini e prelievi del sangue. Questi dispositivi, associati a sensori per la rilevazione dei biomarcatori, sarebbero di supporto anche dal punto di vista diagnostico

Microaghi, una nuova frontiera per somministrare vaccini e farmaci

Più sottili di un capello umano e lunghi quanto lo spessore di un foglio di carta (da 50 a 2000 micron). Stiamo parlando di microaghi, una tecnologia innovativa che potrebbe rivoluzionare il metodo di somministrazione dei vaccini, con ricadute significative anche sulla possibilità di effettuare accurate diagnosi a partire dal rilevamento dei biomarcatori. Interessanti implicazioni potrebbero prodursi, inoltre, sulle modalità con cui si eseguono i prelievi di sangue.

Già durante lo scorso mese di aprile, un team di ricerca del dipartimento di genetica molecolare e biochimica dell’Università di Pittsburgh, tra i cui membri si annovera lo scienziato italiano Andrea Gambotto, aveva testato l’utilizzo di un cerotto dotato di 400 microaghi, al posto delle siringhe, per inoculare il PittCoVacc, un vaccino da loro sviluppato contro Sars-Cov2, verificandone l’efficacia su una popolazione di topi.

La sperimentazione aveva suscitato un certo clamore, alimentando anche alcune teorie complottiste secondo le quali, proprio attraverso questo particolare cerotto, sarebbe stato possibile marchiare i vaccinati con un tatuaggio quantico, decodificabile attraverso un apposito lettore, contenente svariate informazioni super-sensibili, di tipo non squisitamente sanitario (dai gusti sessuali, alla fedina penale fino al codice Iban).

Nonostante le polemiche di stampo cospiratorio, la sperimentazione di questa tecnologia procede spedita e già si stanno profilando impieghi di questa soluzione nel trattamento di disturbi come la psoriasi, attraverso l’introduzione di microaghi in creme e gel terapeutici.

La tecnologia dei microaghi per individuare biomarcatori nel sangue

Molto interessanti sono gli sviluppi dei microaghi in campo diagnostico. Se accoppiati a specifici sensori, questi dispositivi consentirebbero di misurare alcuni biomarcatori tra cui il livello di glucosio, di colesterolo o della troponina, proteina il cui innalzamento può essere un marker della comparsa di un infarto miocardico acuto, nonché di effettuare in autonomia prelievi di campioni di sangue, da inviare poi in laboratorio per le analisi. Attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie wireless, i dati rilevati potrebbero essere utilizzati per determinare con precisione la dose di farmaco da utilizzare e rilasciarla opportunamente, favorendo così la transizione verso una medicina personalizzata.

Un recente studio della Washington University di Saint Louis, pubblicato sulla rivista "Nature Biomedical Engineering", ha permesso di realizzare un cerotto con microaghi, da applicare sulla cute, che si può impiegare per individuare biomarcatori presenti nel liquido interstiziale dermico in concentrazioni anche bassissime, nell’ordine dei picogrammi. Il dispositivo produce rilevazioni molto più precise ed accurate rispetto a quelle ottenibili attraverso un comune esame del sangue avvalendosi del “plasmonic flours”, un nanomarcatore fluorescente che rende fino a 1400 volte più brillante e visibile il biomarcatore richiesto.

Un’applicazione diretta e di stringente attualità del cerotto ideato dall’università di Saint Louis riguardo al Sars-Cov-2 consentirebbe ai medici di monitorare se, e in quale misura, si siano prodotti anticorpi dopo la somministrazione del vaccino e per quanto siano presenti nel corpo del paziente, senza doversi necessariamente recare in ospedale per un prelievo.

Questi dispositivi hanno il pregio, inoltre, di iniettare i medicinali in modo pressoché indolore, poiché i microaghi non vengono a contatto con le terminazioni nervose, fermandosi invece a livello dell’epidermide. La minima dispersione del farmaco inoculato, rispetto a quella ottenibile attraverso un’iniezione tradizionale, permetterebbe anche di ottenere trattamenti terapeutici efficaci con dosi inferiori di principio attivo.

L’utilizzo dei microaghi rappresenterebbe una svolta significativa nelle vaccinazioni per i paesi in via di sviluppo, assicurando un miglior trasporto e stoccaggio e riducendo costi e sprechi di materiale, nonché inibendo la trasmissione di malattie e infezioni veicolate dal sangue, sempre in agguato quando si impiegano siringhe.

Microaghi, soluzione intelligente e indolore per i belonefobici

La belonefobia è un terrore incontrollato nei confronti di aghi, siringhe e oggetti acuminati, spesso correlata all’emofobia, ossia la paura del sangue. Un disturbo che non colpisce soltanto bambini, ma da cui sono affette, si stima, migliaia di persone in tutto il mondo. L’applicazione di microaghi su cerotti al posto degli aghi ipodermici potrebbe rivelarsi una soluzione vincente per i belonefobici, perché permette di evitare in un sol colpo sia i detestati aghi che la visione del sangue.

L’impiego dei cerotti si rivelerebbe un ottimo stratagemma per poter somministrare vaccini e altri farmaci a tutte quelle persone che svengono alla sola vista di una siringa.

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