Morbo di Crohn, scoperto l'ormone che protegge dall'infiammazione

Lo studio, coordinato da Antonio Moschetta, è stato pubblicato sulla rivista scientifica EbioMedicine

Morbo di Crohn, scoperto l'ormone che protegge dall'infiammazione

Si stima che in Italia ne soffrano circa 70mila individui. Ad esserne maggiormente colpiti sono i giovani di età compresa fra i 20 e i 30 anni, ma alcune ricerche hanno dimostrato che una diagnosi su cinque riguarda soggetti minorenni. Raramente lo si riscontra nei pazienti anziani. Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica dell'apparato digerente. Solitamente la localizzazione non è singola, ma vengono interessati contemporaneamente diversi tratti dell'intestino, soprattutto a livello del tenue. La distribuzione, tuttavia, è sempre segmentaria, con alternanza di tratti coinvolti e di tratti normali. Le lesioni provocano la necrosi, ovvero la morte del tessuto attaccato.

Non sono ancora note le cause del morbo di Crohn. Al momento si sa che la sua comparsa può essere ricondotta a tre fattori che interagiscono tra di loro. Primo fra questi è la suscettibilità alla patologia determinata geneticamente. Si è, infatti, scoperto che nei pazienti il gene NOD2 è alterato. Sotto la lente di ingrandimento, altresì, il danneggiamento dei tessuti come conseguenza di una reazione immunitaria innescata dai batteri e dalla flora gastrointestinale. Infine, tra i fattori ambientali, sono contemplati il fumo di sigaretta e l'uso di farmaci antinfiammatori non steroidei.

Il processo infiammatorio, soprattutto se coinvolge tratti ampi dell'intestino, altera i meccanismi di assorbimento di diverse sostanze. Generalmente viene compromesso il riassorbimento dei sali biliari con conseguente comparsa di grassi nelle feci (steatorrea). Inoltre, poiché il compito dei sali minerali è anche quello di legare il calcio, si potrà verificare una carenza dello stesso. Il malassorbimento, in certi casi, riguarderà alcune vitamine, in particolare la B12, la D e la K. Nei pazienti soggetti a peritonite e a infiammazioni generalizzate il rischio di morte cresce in maniera esponenziale.

I sintomi del morbo di Crohn, nelle fasi iniziali, talvolta sono subdoli. L'aumento della temperatura corporea, in un primo momento, potrà essere seguito dalla comparsa di dolori localizzati in particolar modo al quadrante inferiore destro dell'addome. L'algia è sorda, insorge spontaneamente e si accentua alla palpazione. Un'altra manifestazione è la diarrea con feci semiliquide o acquose striate di muco. Nei malati i livelli di calprotectina sono generalmente più elevati rispetto alla norma. Questo è un segno clinico molto importante per la diagnosi differenziale.

Una nuova speranza per i pazienti affetti dal morbo di Crohn giunge da uno studio coordinato da Antonio Moschetta (ordinario di medicina interna dell'Università di Bari) e pubblicato sulla rivista scientifica 'EbioMedicine'. La ricerca ha portato alla scoperta di un ormone, il Fibroblast Growth Factor19 ovvero Fgf19, fondamentale nella protezione dall'infiammazione intestinale. Questo ormone viene prodotto dall'intestino in seguito all'ingestione di specifici nutrienti e, non solo segnala la fine della digestione, ma regola anche la produzione di bile e di una serie di processi metabolici. Tra questi il metabolismo di grassi e di zuccheri. Ffg19, attraverso l'invio di segnali finalizzati a ridurre la produzione epatica di acidi biliari, innesca dei meccanismi che concorrono a contrastare gli stimoli infiammatori. Nei soggetti affetti dal morbo di Crohn i livelli di questo ormone sono più bassi del normale. Secondo Antonio Moschetta Ffg19 potrebbe "aprire nuove speranze terapeutiche nel trattamento delle lesioni pre-cancerose intestinali e nella prevenzione dei tumori del colon-retto".

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