Peperoncino, dalla cucina alla salute: ecco come utilizzarlo

Un pizzico di peperoncino dà brio alla vita e alle pietanze. Protagonista hot in cucina, questa bacca dal sapore intenso nasconde proprietà molto utili per la salute, come toccasana per il cuore e la digestione

Peperoncino, dalla cucina alla salute: ecco come utilizzarlo

Condimento, afrodisiaco, digestivo: questo è il peperoncino ma anche molto altro, una bacca di rilievo nel mondo dell’alimentazione sin dai tempi antichi. Intensità e gusto piccante possono variare in base alla tipologia di pianta, ma è la capsaicina la vera responsabile di quel suo sapore così intenso, un alcaloide che lo rende piccante e dal carattere deciso. Il peperoncino vanta innumerevoli benefici per il corpo e per la salute stessa, anche grazie al basso apporto calorico e alla presenza di fibre alimentari.

Parente stretto del peperone, rientra nel vasto gruppo delle piante perenni ma trova la sua massima espressione a fine estate, in particolare per quanto riguarda la coltivazione. Le varietà di questa pianta sono tante e tutte con gradi differenti di intensità e di gusto, tanto che se ne determina il livello di piccantezza seguendo le indicazioni della scala di Scoville. La scala, che prende il nome dall’omonimo inventore, misura i livelli di capsaicina presenti nel frutto, così da determinare l’intensità di gusto di questa bacca dal valore storico unico.

Peperoncino, un viaggio tra storie e leggende

La storia del peperoncino affonda le sue radici nel passato più lontano, tanto che veniva impiegato già 9mila anni fa ai tempi delle civiltà precolombiane Olmeca, Tolteca, Azteca, Inca e Maya, con evidenti presenze anche in Messico e Perù. Un percorso che ha attraversato molte ere storiche assumendo ruoli sempre differenti, da condimento a elemento ornamentale in qualità di collana, passando al ruolo di moneta di scambio nella società Inca e finendo per trovare spazio nelle raffigurazione dei Maya. Una presenza speciale quella del peperoncino che ha sempre occupato un suo ruolo in ogni ambito della vita sociale dell’epoca, sia come rimedio medico che afrodisiaco, sia come spezia che come strumento magico o come frutto sacro fino a trasformarsi in un elemento di tortura.

In Europa è arrivato grazie ai viaggi di Cristoforo Colombo che per primo lo portò in Spagna nella speranza di un ricco commercio, ma la bacca non ottenne tanto successo proprio per il sapore forte non molto gradito dall’alta società e considerato demoniaco dal Clero stesso. Venne ribattezzato con termini differenti quali pepe d’India, pepe cornuto, siliquastro fino a trovare la sua identità solo nel 1900. La facile diffusione e coltivazione trasformò il peperoncino in una spezia amatissima, in particolare dai ceti più bassi e nel sud dell’Europa. In particolare in Italia dove prese velocemente il posto del pomodoro. Elogiato e amato per quel suo gusto così pungente, è riuscito a farsi largo anche come rimedio naturale.

Peperoncino: varietà e caratteristiche

Il peperoncino è parte integrante della grande famiglia del genere Capsicum e del grande gruppo delle Solanacee, che contempla anche peperone, patata, melanzana e pomodori. Ed è proprio con il peperone che il legame si fa più forte tanto da avere un’origine comune, ma ciò che li differenzia è la presenza della capsaicina che determina il livello di piccantezza e di sapore dello stesso peperoncino. Il termine Capsicum deriva da Capsa che in latino significa scatola. Ed è la forma della bacca dello stesso peperoncino che si trasforma in scatola, in scrigno per contenere i preziosi semi. La pianta assume una forma simile a un cespuglio che può raggiungere al massimo il metro di altezza, è molto resistente e produce fiori bianchi e verdi. Il peperoncino è la bacca, il frutto con forme differenti dalla colorazione che vira dal verde, al giallo fino al più classico rosso intenso.

Il peperoncino vanta gruppi differenti e con livelli di intensità varia. La più nota è la Capsicum annuum che contempla le varietà Ancho, Cayenna, Jalapeñ, Pasilla, Banana, la variante rossa italiana, Pimento, Glabrisculum e Grossum. È seguita dalla Capsicum baccatum tipica dell’America latina con piccantezza moderata, dalla Capsicum Frutescens con piccantezza variabile e che comprende le varietà Fasciculatum, Malagueta e il saporitissimo Tabasco. Fino al gruppo Capsicum Chinense con i peperoncini più piccanti al mondo quali Habañero, Red Savina, Scotch Bonnet, Microcarpa, Congo e Naga Dorset. Conclude il gruppo Capsicum Pubescens che contempla semi neri e fiori viola, rappresentato dalle varietà Rocoto e Canario.

Peperoncino: piccantezza, proprietà e valore nutrizionale

Il livello di piccantezza è misurato in modo singolare, ovvero seguendo la già citata scala di Scoville, il chimico che la creò per primo in base alla quantità di capsaicina presente. La misurazione va da zero a 16 milioni; le varietà nostrane possiedono un valore pari a 30mila, il peperone zero mentre il Carolina Reaper oltre 2 milioni. Per quanto riguarda le proprietà nutritive, il peperoncino può vantare una presenza quasi nulla di grassi, per questo è considerato come il condimento perfetto. La parte piccante, ovvero la capsaicina, è presente sull’area fibrosa interna che, per comodità, si può eliminare durante la fase di pulitura insieme ai semi utilizzando unicamente la bacca stessa senza picciolo.

Il peperoncino è composto in prevalenza da acqua, con una buona presenza di proteine, carboidrati e amido ma sempre in percentuali molto basse. La bacca è ricca di sali minerali, vitamine B1, B2, B3, B6, K, E e folati, ma quello che in pochi sanno è l’incredibile quantità di vitamina C presente pari agli agrumi e molto più del kiwi. Così piccolo ma anche così benefico, il peperoncino assunto in modo equilibrato è un toccasana per la salute del corpo non solo come brucia grassi, antinfiammatorio o per agevolare la digestione ma anche come alimento antiossidante e antitumorale. È un cibo dal sapore intrigante e benefico per la salute, tanto che un’assunzione regolare diminuisce il rischio di mortalità.

Peperoncino dalla cucina alla salute, ecco gli impieghi più efficaci

Una bacca davvero unica, il peperoncino riesce a svolgere un ruolo salutare sia in cucina che per il benessere personale. Niente male per questo elemento piccante, amatissimo dall’uomo ma anche dai volatili che riescono a cibarsene senza patire la presenza della capsaicina. Il motivo è semplice: gli uccelli ingurgitano le bacche intere senza masticarle e senza incappare nell’effetto piccante; inoltre, non possiedono un particolare recettore nervoso in grado di reagire alla stessa capsaicina. Ma è proprio grazie a loro se il peperoncino e i suoi semi si diffondono: gli stessi attraversano l’apparato digerente dei volatili e vengono espulsi sul terreno attraverso le feci.

Incredibile è il valore di questa pianta così piccola ma così importante: in cucina la conosciamo tutti per quel sapore così forte, intenso, adatto ai palati più resistenti, ma in grado di rivitalizzare una semplice pasta donandole un tocco vincente. Ma il peperoncino non è solo amico delle ricette più eclettiche ma un valido compagno per la salute personale, secondo alcuni studi potrebbe inibire il dolore cronico. Se applicato sulla parte sofferente della cute potrebbe dimezzare il disagio nei pazienti che soffrono di problematiche pressanti quali artrite, cefalea e, se ingerito, quelle di tipo digestivo. Antinfiammatorio naturale riesce a inibire i processi che portano l’infiammazione nel corpo, è anche un antibatterico, analgesico e migliora la digestione, contrasta i problemi infiammatori agli occhi, il mal di testa e gli stati depressivi.

La presenza della vitamina C migliora il sistema immunitario, agevolando il benessere della cute e contrastando i radicali liberi; non a caso è un antitumorale molto importante contrastando quello alla prostata e ai polmoni. Compagno benefico per la salute del cuore e della circolazione, contrasta il colesterolo e inoltre aiuta a bruciare i grassi in eccesso, agendo sul metabolismo oltre a risultare un ottimo afrodisiaco. Non è però adatto a chi soffre di problematiche gastriche e digestive, oltre a infiammazioni localizzate come cistiti ed emorroidi.

Commenti