Quando coltivare un orto diventa terapeutico

"Missione Sogni" inaugura orti negli ospedali pediatrici per facilitare il recupero psico fisico dei ricoverati. Così i bambini imparano a conoscere i ritmi della natura

Quando coltivare un orto diventa terapeutico

Chi affonda le mani nella terra o ne pianta i semi e li osserva trasformarsi e crescere, sviluppa intuito perché apprende i cicli della vita. Per questo, secondo la psicoanalista Clarissa Pinkola Estes, lavorare la terra porta diretti al cuore delle cose, ad esempio, si capisce istintivamente quanto c’è da “coltivare” - dei propri interessi come delle relazioni - e quando invece occorre allontanarsi.

Nei Paesi anglosassoni sono sempre più numerose le associazioni che mettono a disposizione dei malati orti e giardini per favorirne un recupero psico-fisico. “Sulla base di quegli studi, nel 2011, abbiamo dato vita alla nostra Missioni Sogni e realizzato orti negli ospedali milanesi - ha spiegato Antonella Camerana, presidente di Missione Sogni che, poche settimane fa, ha inaugurato un nuovo angolo verde riservato ai bambini ricoverati dell’Ospedale Vittore Buzzi”.

Si tratta del settimo “orto dei sogni” insieme a quelli avviati, negli anni, con il supporto tecnico dell’Associazione Parco Segantini di Milano, all’Ospedale Sacco, alla clinica pediatrica De Marchi, all’Istituto dei Tumori (Spazio Vita), all’Ospedale Niguarda, alla Fondazione Arché e al Fatebenefratelli.

I bambini che sono seguiti nelle diverse fasi di realizzazione dell’orto, imparano anche a mangiare sano e a non sprecare il cibo e le risorse.

“Sono stati coinvolti fino ad oggi più di mille piccoli pazienti - ha aggiunto Camerana - Nell’orto terapeutico, l’esperienza diventa anche formativa: i bambini seminano verdure, frutti e essenze aromatiche, partecipano a laboratori sulle piante e le loro proprietà, imparano a conoscere quali animali e insetti vi abitano, si impegnano in cucina a preparare cibi con i prodotti raccolti. Si divertono, apprezzano la bellezza della natura e capiscono l’importanza di prendersene cura”.

Ha precisato Camerana: “Da subito ci è sembrato importante affiancare all’ortoterapia anche percorsi didattici condotti da esperti educatori e oggi più che mai è fondamentale infondere nei bambini una sensibilità ambientale più attenta e rispettosa degli equilibri indispensabili alla vita, al benessere delle persone e alla scoperta della natura e dei suoi frutti, attraverso il contatto con la terra”.

Una stagione via l’altra. Chi prepara il terreno in primavera, stagione di semina e pacciamatura; chi raccoglie i frutti in estate e predispone l’orto per l’autunno; chi, con le foglie che cadono e le prime nebbie, impara a gestire il compost e chi, d’inverno, apprende le regole della semina in semenzaio. Le stagioni si presentano puntuali, nonostante l'inquinamento umano stia guastando l'ambiente e continuano a sorprenderci con la loro potenza e capacità trasformativa.

“Per un bambino ospedalizzato poter frequentare un contesto diverso dal proprio ambiente di cura, anche a livello tattile e olfattivo, diventa uno stimolo alla guarigione” è convinto Gianvincenzo Zuccotti, direttore del Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale “Vittore Buzzi”. “Utilizzare le piante e i giardini per la cura e la riabilitazione della persona porta rilevanti benefici di tipo emotivo, sociale, affettivo e fisico”.

Conclude Camerana: "Il successo che i nostri orti hanno avuto in questi anni ci stimola a proseguire su questa strada, per essere di sostegno a un numero sempre maggiore di bambini e di famiglie”.

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