Tumore al cervello, nuove speranze dall'immunoterapia

L'importante studio è stato condotto da un team di ricercatori provenienti da diverse istitutizioni statunitensi, quali il Dana-Farber Cancer Institute, il Massachusetts General Hospital, il Broad Institute of MIT e Harvard

Il glioma è un tumore al cervello che si sviluppa a partire dalle cellule della glia, le quali forniscono stabilità e supporto alla complessa rete neuronale. Esso rappresenta l'80% circa delle neoplasie cerebrali primarie e il 30% circa di quelle maligne.

Gli scienziati del Dana-Farber Cancer Institute del Massachusetts General Hospital, del Broad Institute of MIT e di Harvard hanno scoperto un nuovo potenziale obiettivo per l'immunoterapia del tumore al cervello che, fino ad ora, ha resistito all'innovativo trattamento basato sul controllo del sistema immunitario. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista "Cell". Nello specifico il bersaglio identificato è una molecola che sopprime l'attività antitumorale delle cellule T immunitarie.

La molecola in questione, denominata CD161, è un recettore inibitorio situato sui linfociti T isolati da nuovi campioni di tumore al cervello, chiamato glioma diffuso. Secondo gli studiosi, il recettore CD161 è attivato dalla molecola CLEC2D presente sulle cellule neoplastiche e sulle cellule immunosoppressive cerebrali. L'attivazione di CD161, dunque, indebolisce la risposta delle cellule T contro quelle cancerose.

I ricercatori sono giunti a questa conclusione disabilitando CD161 in due modi. Innanzitutto, hanno eliminato il gene KLRB1 che codifica per il CD161, poi hanno usato anticorpi per bloccare il percorso CD161-CLEC2D. In un modello animale di glioma, tale strategia ha migliorato notevolmente l'uccisione delle cellule tumorali, con maggiori possibilità di sopravvivenza degli animali. A far sperare gli scienziati anche la capacità della via inibitoria che permetterebbe di ridurre l'esaurimento dei linfociti T, uno dei principali ostacoli nell'immunoterapia. Questo percorso, inoltre, è rilevante anche in altri tipi di neoplasie, come quelle al fegato, al polmone, al colon e il melanoma.

Attualmente molti malati di cancro sono trattati con farmaci immunoterapici che disabilitano i "checkpoint immunitari", ovvero freni molecolari sfruttati dalle cellule maligne per sopprimere la risposta difensiva del corpo dai linfociti T contro la patologia. Uno dei checkpoint presi più frequentemente di mira è il PD-1. Tuttavia, si è evidenziato che alcuni farmaci che attaccano il PD-1 nel tumore al cervello non sono stati in grado di portare benefici ai pazienti. I ricercatori hanno scoperto che un minor numero di cellule T del glioma conteneva PD-1 rispetto al CD161. Di conseguenza, quest'ultimo può rappresentare un bersaglio attraente per facilitare la risposta immunoterapica.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.