Tumori del sangue Siano benedetti i linfociti

Gli ematologi addestrano le cellule a combattere il cancro Aumentano le speranze per i malati, cala il ricorso alla chemio

Marco Palma

Leucemie, linfomi, mielomi: nomi terrificanti di cui fino a poco tempo fa era difficile parlare. Tumori del sangue la cui diagnosi è stata infausta per centinaia di migliaia di malati nel mondo, la cui speranza di vita all'inizio della malattie era ridotta al lumicino. «Oggi non è per fortuna più così e parlare dei tumori del sangue non fa più paura come un tempo spiega Paolo Corradini, presidente della Società Italiana di Ematologia e il mondo delle gravi patologie ematiche è stato rivoluzionato dalla possibilità di curare alcune malattie, soprattutto quelle neoplastiche, senza chemioterapia, anzitutto grazie alle cellule Car-T.

OLTRE LA CHEMIO

I dati consolidati a medio e lungo termine mostrano infatti che il 50% dei pazienti con leucemia linfoblastica acuta e il 35% dei linfomi non Hodgkin diffusi a grandi cellule B hanno un controllo della malattia che si avvicina moltissimo, o in taluni casi corrispondere, alla guarigione». Ma cosa si intende con il termine Car-T? È una immunoterapia che utilizza «i linfociti T ingegnerizzati con lo scopo di attivare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali».

I linfociti vengono geneticamente modificati in laboratorio in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule tumorali, e quando vengono reintrodotti nel circolo sanguigno, sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle attraverso l'attivazione di una risposta immunitaria. Circa un mese prima di somministrare per infusione le Car-T, occorre effettuare la raccolta dei linfociti del paziente tramite la procedura chiamata linfocitoaferesi. Questi vengono poi opportunamente modificati in laboratorio mentre, tre giorni prima dell'infusione, il paziente deve ricevere un breve ciclo di chemioterapia. In buona sostanza tramite un virus non patogeno, viene introdotto nei linfociti T un gene che produce un recettore, chiamato Car chimeric antigen receptor il quale a sua volta riconosce una proteina espressa sulle cellule cancerose.

LINFOCITI ALL'ATTACCO

I linfociti così potenziati iniziano la loro guerra contro il tumore: questo trattamento a cura di cellule Car-T può essere descritto come la prima immunoterapia antitumorale in ematologia, con il ricovero da parte del paziente in un centro altamente specializzato per questo tipo di trattamento. «Le Car-T si sono dimostrate una terapia particolarmente promettente contro tumori del sangue aggressivi sottolinea Giuseppe Catapano, ematologo dell'Università Federico II di Napoli come la leucemia linfoblastica acuta, i linfomi non Hodgkin diffusi a grandi cellule B, i linfomi primitivi del mediastino il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica. Grazie a questa terapia malati gravi refrattari ai farmaci convenzionali possono ora guardare il loro futuro con concrete speranze di guarigione».

Terminato da poco il più importante Congresso mondiale di Ematologia ad Orlando, ASH 2019, riguardo al mieloma multiplo, malattia tipicamente dell'anziano, sono stati compiuti enormi passi in avanti a livello di cura «così da poter guardare a questo tumore ematico continua Catapano con una speranza di vita decisamente molto diversa rispetto a quella di soli alcuni anni fa». Sono ben 8 gli studi internazionali che hanno portato il mieloma multiplo ad essere guardato con ben altra prospettiva di sopravvivenza con una molecola particolarmente innovativa: Darutumab, è stato detto all'Ash, è in assoluto il primo anticorpo monoclonale anti CD38, l'antigene di superficie altamente espresso sulle plasmacellule, ad essere stato approvato per il trattamento del mieloma multiplo e ad avere in soli 4 anni rivoluzionato completamente l'approccio alla malattia. «L'utilizzo in prima linea e nelle fasi precoci della malattia sottolinea Michele Cavo, direttore dell'Istituto di ematologia Seràgnoli dell'Università di Bologna consente di massimizzare l'attività di questo monoclonale. Ne sono a dimostrazione soprattutto lo studio Alcyone i cui risultati riportati al Congresso ASH, ottenuti in pazienti non precedentemente trattati e non elegibili ad ottenere un trapianto autologo. Il daratumumab in combinazione con altri farmaci risulta essere molto efficace anche dopo la prima ricaduta della malattia. E' ancora molto lunga la strada da compiere perchè la sconfitta sulle malattie oncologiche del sangue possa segnare un grande e soprattutto totale successo. Ma la strada obbligata è a quanto pare quella giusta: ed è un altrettanto grande motivo di soddisfazione ed orgoglio vedere che gli ematologi italiani nel panorama internazionale recitano un ruolo di primissimo piano tra studi e relazioni presentate nei congressi mondiali.