San Simpliciano, un’oasi di pace ritrovata

Ferdinando Maffioli

Oggi il turista, e non solo, nei chiostri entra casualmente, perché questi luoghi del raccoglimento e della sapienza sono diventati molto periferici anche per il più sofisticato degli itinerari turistici. E nel pensiero il termine «chiostro» cataloga subito un’altra vita, piena della liturgia della fede e della meditazione. Spesso, poi, i tornanti della storia hanno sottratto questi spazi alla loro destinazione originaria, ne hanno stravolto la funzione, anche - non di rado - umiliato le strutture e il destino spirituale. Il risultato è quasi sempre unico: una situazione di grave degrado. Ed è proprio ciò ch’era accaduto ai chiostri rinascimentali adiacenti la basilica di San Simpliciano, importante edificio di epoca ambrosiana e rilevante monumento paleocristiano.
Ora i chiostri sono tornati al loro suggestivo e antico splendore, grazie a un radicale intervento cui ha contribuito la Fondazione Cariplo. Sono state restaurate le componenti architettoniche ed artistiche e trovate le migliori soluzioni per rendere il complesso idoneo ad essere sede della Facoltà di Teologia. Complesso collocato nel cuore, spesso caotico, della città, eppure splendidamente tornato alla sua funzione originale di luogo «del silenzio».
Un bel libro fa ora da testimone a questo fondamentale lavoro di recupero: «I chiostri di San Simpliciano. Le pietre e la memoria», di autori vari (edizioni Electa, 212 pagine, 40 euro), viene presentato domani alle 18 dalla Libreria Teologica Glossa, piazza Paolo VI 6 (MM 2 Lanza). Interverranno Saverio Xeres, docente di Storia della Chiesa, Franco Buzzi, dottore della Biblioteca Ambrosiana, e Angelo Rovetta, docente di storia dell’arte.
Milano ha così recuperato una parte importante della sua storia: prima della trasformazione romanica del XII secolo, i cui risultati corrispondono all'edificio attuale, la basilica testimoniava la sua fondazione, risalente al IV secolo, ad opera del vescovo Ambrogio.

L'antica struttura, integrata nelle seguenti costruzioni, è ancora oggi identificabile e godibile. Fu poi completata durante il vescovato di Simpliciano, successore di Ambrogio, e la chiesa divenne uno dei più importanti monumenti milanesi. Durante il periodo longobardo, intorno al VII secolo, la chiesa fu oggetto di nuovi ampliamenti e lavori. La trasformazione definitiva avvenne tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII. Nelle vicinanze, in una casa molto amata, vi abitò anche Petrarca. Il volume ripercorre, dunque, tutte le fasi dei complesso per «riascoltare - scrive il professor Xeres - e dare voce a quel muto messaggio che i chiostri ancora custodiscono, parabola e riflesso della più ampia vicenda della presenza del cristianesimo nella città degli uomini».
«L’auspicio è che questo libro contribuisca a far sapere il più possibile - scrive Giuseppe Guzzetti - che il Chiostri sono tornati ad essere quello che dovevano essere fin dagli intendimenti iniziali: un luogo maestosamente silenzioso al centro di una città rumorosa e in cui le persone sono rapite dalla fretta quotidiana». «E l’augurio è che tutti possano un giorno - conclude il presidente della Fondazione Cariplo - soffermarsi in questi luoghi ed apprezzarne, oltre che l’architettura, il senso di pace e la tranquillità che ne derivano».

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