Sanità, Obama toglie i finziamenti all'aborto per salvare la riforma

Il presidente vuole tranquillizzare i conservatori dopo la maxi protesta di sabato a Washington in vista del voto al Congresso

Sanità, Obama toglie 
i finziamenti all'aborto 
per salvare la riforma

Vuole che diventi la «sua» riforma. Vuole che l’America volti pagina e si lasci alle spalle il triste primato di «unica democrazia al mondo che non garantisce la copertura medica universale ai suoi cittadini». Ma per farlo Barack Obama dovrà rassicurare, sgombrare il campo dalle paure che animano la maggioranza degli americani, quelli spaventati dai costi di un nuovo sistema sanitario e dall’eccesso di interventismo di stato che ne seguirebbe. Gli stessi che sabato sono scesi in piazza a Washington in un’imponente manifestazione per dire «no» al piano di riforma della Sanità del presidente. Per questo - incalzato dal popolo dei contestatori - Obama ha cercato ieri di flirtare anche con l’America più profonda, quella più conservatrice ma soprattutto quella antiabortista. A poche ore dall’intervista rilasciata alla Cbs, poco prima di promettere di voler andare «fino in fondo» sulla riforma della Sanità, il presidente ha affidato al segretario alla Salute Kathleen Sebelius il messaggio rassicurante. Obama intende escludere «ancora più esplicitamente» l’aborto dagli interventi coperti dall’assicurazione sanitaria pubblica, a differenza di quanto previsto dalla bozza di legge all’esame del Congresso - ha annunciato Sebelius. Il presidente «non vuole che fondi pubblici siano usati per pagare gli aborti». E il divieto diventerà ancora più chiaro nel testo del progetto di riforma al quale il presidente sta lavorando.

Ostinato ma conciliante. Obama non può fare a meno del compromesso per portare a casa il suo bottino - un traguardo storico - e corre a difendersi dalle accuse di chi vede nella riforma sanitaria uno strumento che favorirà le interruzioni di gravidanza o il suicidio assistito. Per questo in un comunicato della Casa Bianca ieri il presidente ha voluto condannare apertamente l’assassinio di un attivista anti-aborto, James Pouillon, ucciso venerdì scorso con un’arma da fuoco mentre manifestava di fronte a una scuola mostrando le immagini di un feto morto.

Che la strada sia impervia lo hanno dimostrato i cartelli esibiti a Washington dalla folla inferocita per la deriva «socialista» del presidente, da chi lo accusa di aver dato il via all’«Obamunism», una sorta di nuovo comunismo in salsa del tutto personale.

Eppure Obama è convinto di potercela fare. Di certo ce la metterà tutta per riuscirci. Lo ha detto nel suo discorso del 9 settembre di fronte al Congresso riunito, un discorso già entrato nella storia. E lo ha ribadito in nottata ai microfoni della Cbs, durante il programma “60 Minutes”. «O adesso o mai più - ha detto chiaro il presidente -. Questa riforma è necessaria e sarà fatta. Io ne sarò il responsabile, sarà la mia riforma». Il presidente è convinto che funzionerà. Su questa promessa ipoteca addirittura la sua rielezione. «Non ho alcun interesse a veder approvata un riforma che non funzioni». Se così fosse, «se la gente vedesse che i costi per l’assistenza sanitaria sono comunque cresciuti», è probabile che alle prossime elezioni il consenso crollerebbe. E il presidente è chiaro su questo punto: è intenzionato «a restare alla Casa Bianca per un po’ di tempo». «Se la gente dovesse cominciare a dire che la riforma non ha ridotto i costi delle assicurazioni sanitarie, che anzi i pagamenti continuano ancora ad aumentare e che le compagnie di assicurazioni fanno ancora il bello e il cattivo tempo con i loro clienti - ha ammesso il capo della Casa Bianca - allora a quel punto sarei io il responsabile. In questo modo è chiaro che ho un grosso incentivo nel fare in modo che la riforma funzioni bene». Un obiettivo ambizioso, un traguardo che potrebbe segnare in maniera inequivocabile il suo primo anno alla Casa Bianca. Un traguardo che «mai come questa volta l’America ha a portata di mano».

Ma la fronda contro la riforma sarà decisa quanto le intenzioni del presidente. Il deputato repubblicano del South Carolina Joe Wilson, che aveva accusato Obama in aula di essere un mentitore («You lie» gli aveva urlato) ieri si è rifiutato di presentare nuove scuse.