Santoro, Luttazzi e le amnesie di Sandro Curzi

Turi Vasile

Il Paese con il fiato sospeso attende la fumata bianca che annunci il nome del nuovo conduttore di Affari tuoi. Alla gigantesca consultazione ancora in atto hanno preso parte la rete interessata, il direttore generale e tutto il consiglio di amministrazione della Rai con in testa il presidente Sandro Curzi. Nell’assumere la carica per meriti di età, egli aveva esordito dichiarando di voler privilegiare la qualità culturale dei programmi. La nobile impostazione si è fatta sentire anche quando il presidente provvisorio ha posto il veto alla conversione in fiction del libro di Pansa Il sangue dei vinti perché parziale anche se veritiero, legittimando così la censura se applicata da una tale squisita motivazione.
Per tornare a Affari tuoi le consultazioni per il suo conduttore sono state febbrili e a tutto campo. Secondo indiscrezioni incontrollabili e prive di fondamento, sarebbe stato interpellato anche Umberto Eco che avrebbe rifiutato il prestigioso incarico avendo un impegno full time col computer per la sua prossima opera. Così si è dovuto rivolgere a comici come Bisio, a primedonne come la Carrà, a portatrici di glamour come la Clerici, a ugole d’oro come Morandi, a tipi elettrici come Chiambretti. Tutti, per un motivo o per un altro, si sono sottratti all’invito, forse intimiditi dalle gravi responsabilità che comporta un programma al cui clamoroso successo hanno contribuito conoscenze propiziatrici e toccamenti scaramantici. A differenza degli altri giochi a quiz Affari tuoi non chiede ai suoi concorrenti neppure una infarinatura culturale né una generica informazione sulla attualità: è un gioco premiato dalla cieca fortuna. Da secoli ormai la sindrome di Vespasiano che rende inodore il denaro qualunque sia la sua provenienza, cancella le nobili intenzioni e anche la missione di una televisione di Stato al servizio della formazione, della informazione e del sano divertimento dei cittadini.
Alla conduzione di Affari tuoi Curzi avrebbe preferito, in ogni modo, Fazio - non perché di sinistra, figuriamoci! - ma perché colto e gradevole per ironia; alla fine la proposta di Del Noce pare abbia messo tutti d’accordo su Teocoli, geniale trasformista il quale come tale rende bene l’idea dei tempi che viviamo. Si aspetterebbe solo il nihil obstat e l’imprimatur della società che ha sotto tutela il valente artista. Resta ora aperta l’altra grande attesa che tarda a venire. En attendant non Godot ma Monsieur le President, quello effettivo, i rappresentanti dell’orto botanico la Margherita, la Quercia e l’Ulivo, con l’autorevole adesione di Rifondazione comunista, hanno potuto dimostrarci come grosso modo governerebbero la Rai se andassero prossimamente al potere. Del veto ad argomenti non graditi si è detto; dell’abitudine di mettere in piazza notizie di solito riservate al tavolo del consiglio di amministrazione si fa, sulla stampa, un gran parlare. Così finalmente si scopriranno le pentole sui bilanci che, pur certificati dalla Price Waterhouse, dovranno sottostare ad altri controlli, magari da parte dei sindacati. E si potranno finalmente fare le bucce ai collaboratori e ai funzionari anche di grande prestigiosa professionalità su un campione non scelto a caso ma sapientemente mirato che escluda gli amici degli amici.
Il tenace riservista dell’Armata Rossa non si decide intanto a sferzare l’attacco per il reintegro definitivo di Biagi, Santoro e Luttazzi ai loro posti di combattimento secondo la plebiscitaria richiesta dei loro fan. O il Curzi dal cervello fino ha capito che l’indignazione ossessiva di Biagi, la faziosità sulle righe di Santoro e la coprofilia al Coty di Luttazzi possono portare fortuna al Cavaliere come nel 2001?

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