Mentre al Teatro La Fenice di Venezia proprio in queste ore esce di scena la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi con rescissione del contratto al Teatro alla Scala si consolida invece una nuova traiettoria artistica. Ieri è stata formalizzata in via definitiva l'intesa con il coreano Myung-Whun Chung che assumerà il ruolo di direttore musicale a partire da dicembre.
La sua prima prova ufficiale coinciderà con la serata inaugurale del 7 dicembre: in cartellone "Otello", con la regia di Damiano Michieletto. Uno schema che si ripeterà anche per l'apertura di stagione del 2027, quando sarà "Un ballo in maschera" a segnare l'inizio, con Chung sul podio e la regia affidata a Luca Guadagnino. L'incarico si estenderà fino al 2030, allo scoccare dei suoi 77 anni, in linea con il mandato del sovrintendente Fortunato Ortombina.
Da qui a dicembre, Chung tornerà comunque sul podio scaligero già a giugno, per dirigere "Carmen" e un concerto sinfonico con l'auspicio che abbia più eco rispetto a quello del 30 marzo scorso alla guida della Orchestra Filarmonica della Scala.
Sul fronte economico, il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio consuntivo 2025 della Fondazione, chiuso con un attivo di 200mila euro. Tiene banco anche il tema dell'aumento dei prezzi per le fasce più alte: i biglietti della Prima di sant'Ambrogio passeranno da 3mila a 3.300 euro, mentre è allo studio una nuova categoria "premium" per i posti più ambiti, con prezzi tra i 330 e i 350 euro, in linea con quanto accade nei grandi festival e nei teatri internazionali di fascia alta. L'obiettivo è utilizzare questo margine per evitare rincari sui biglietti più accessibili.
Come noto, la Scala non sarà l'unico centro di gravità dell'agenda di Chung. Oltre al ruolo milanese, il direttore è impegnato come direttore artistico della nuova sala da concerti di Busan sua città natale e, dallo scorso gennaio, è direttore musicale della KBS Symphony Orchestra, con un mandato triennale.
Chung, primo direttore musicale d'Oriente della storia scaligera, incarna un modello ormai diffuso: quello del direttore "globale", diviso tra più incarichi e più continenti.
All'estremo opposto, Kirill Petrenko il più autorevole della sua generazione continua a muoversi secondo una logica quasi novecentesca, dedicandosi in modo esclusivo ai Berliner Philharmoniker, salvo apparizioni da ospite.