Scaroni: «Snam è un bell’investimento: non la vendo»

Scorporare Snam Rete Gas dall’Eni? Paolo Scaroni, numero uno dell’Eni, non ne vuol sentire parlare. Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia, ne aveva ribadito la necessità settimana scorsa, subito «frenato» dal ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che invece ritiene che Snam debba rimanere sotto il controllo del gruppo petrolifero. E ieri l’ad Eni ha commentato: «Vedo che Ortis non ha cambiato idea. Nemmeno io. Non ci sono mosse, la situazione è ferma. Noi abbiamo più o meno il 52% di Snam e lo manteniamo così perché è un bell’investimento. Hic manebimus optime». Insomma, Scaroni e governo fanno muro contro la richiesta di Ortis. E l’incorporazione di Stogit e Italgas, avvenuta recentemente, è un segnale che difficilmente le cose cambieranno, almeno per un tempo prevedibile.
Scaroni ieri ha partecipato al Milano Med Forum 2009, in cui, ha fatto anche il punto sulla situazione del gas: «Al di là del momentaneo calo di consumo di gas, l’Europa dovrà importarne sempre di più, perché si tratta di energia pulita e perché le produzioni europee non fanno che calare» ha detto, sottolineando la vicinanza dei giacimenti africani all’Italia rispetto a quelli russi, «che si trovano a 6mila chilometri». In un’intervista alla Bbc, Scaroni ha anche affermato che la domanda di petrolio potrebbe raddoppiare entro il 2050: «Di certo è una possibilità - ha dichiarato - se i cinesi o gli indiani guideranno l’auto o useranno l’aereo come facciamo noi oggi». Per allora, però, ha sostenuto Scaroni ci saranno già altre soluzioni per l’energia e la useremo in modo più efficiente rispetto ad oggi».
L’ad Eni ha poi sottolineato al convegno milanese che «nel Mediterraneo abbiamo una storia comune, interessi politici anche legati all’immigrazione. Abbiamo un grande interesse a uno sviluppo equilibrato dell’area, al quale il gruppo intende continuare a contribuire». L’Eni, ha ricordato è «la prima compagnia internazionale in Algeria e in Egitto», e in Nord Africa «siamo impegnati nei prossimi anni a investire 28 miliardi di dollari». Scaroni si è anche definito un «forte sostenitore» del gasdotto che potrebbe collegare la Nigeria all’Algeria, lungo 4mila chilometri.
Quanto alla possibile partecipazione libica nel capitale Eni, «non mi occupo dei miei azionisti - ha detto Scaroni - a me piacciono tutti, sono contento quando comprano azioni». Dall’Irak, invece, «non ci sono novità: tutto sta procedendo più lentamente del previsto, da parte nostra e da parte loro».
Infine le cose italiane: «Nessuno hai mai detto di chiudere Porto Torres - ha avvertito - abbiamo parlato di una fermata temporanea perché abbiamo scorte elevate». Infine, la fusione delle agenzie stampa Agi (che fa capo all’Eni) e Radiocor (che fa capo al Sole 24 Ore) «è un’idea».

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