Il ciuffo più al vento del Circo Bianco, tuttora, a 71 anni, Pierino Gros è il più giovane vincitore in Coppa, trofeo generale e di gigante nel 1974, oro a Innsbruck 1976, 3 sigilli mondiali, commentatore Tv, nonno ed ora…
È la sua prima olimpiade da pensionato!
«Felicissimo, tiferò azzurri e andrò a sciare in giro, la neve è arrivata!».
Però il tedoforo lo avrebbe fatto: a Torino 2006 la sua corsa, con il braccio alzato a salutare tutti, fu commovente.
«Bellissimi ricordi. Oggi dicono che sono polemico: chiariamo. Ricevo un whatsapp a settembre, faccio una controproposta. Silenzio fino a metà gennaio quando, sempre via whatsapp, vengo reinvitato come tedoforo a Torino, con poche ore di preavviso…».
Ora, però, tutte le medaglie olimpiche sono state convocate a San Siro…
«Una lettera diffusa sempre via whatsapp solo per gli ori. L’ho ricevuto, ma non riuscirò ad esserci. Mattarella al Quirinale ha ricevuto fino ai quarti posti, dopo Parigi. Ripeto: non ho gradito i modi, magari ci sono stati fraintendimenti che una telefonata poteva risolvere. Adesso, però, deve parlare lo sport».
Parla, in realtà, il primo caso di doping che scolora l’azzurro.
«Un enorme dispiacere. Lo dico da atleta che quando va in Tv indossa la divisa azzurra con il Tricolore e porta sempre la sua medaglia: questi sono rimasti i miei valori. Dobbiamo capire: a me sembra impossibile che una giovane, cresciuta per generazioni nel rigore dello sport, abbia agito così. Se lo ha fatto, però, è giusto che affronti le sue responsabilità ».
Oggi al via le prove di discesa: Paris, Franzoni &Co. La valanga azzurra c’è?
«In velocità hanno tutti grandi chance, ma essendo in Italia anche tanta pressione. La Stelvio può essere la loro pista. Però non sono valanga… ».
Niente film su di loro, nemmeno una miniserie?
«Lo sci è cambiato in questi 50 anni: noi vivevamo sempre in insieme. Siamo stati una squadra. Loro sono tanti team che ruotano intorno ad un campione».
Non si riconosce in nessuno?
«Per discipline dovrei pensare a Vinatzer, ma io vinsi a 18 anni le prime due gare di Coppa, da debuttante e un oro olimpico a 22 anni. Altri tempi. Oggi è più difficile, la componente fisica è fondamentale: in slalom il livello è altissimo. Lo si vede da vincitori sempre diversi. Lui è un outsider di lusso».
I suoi record restano imbattuti: eppure c’è chi critica le convocazioni di alcuni giovani.
«Ho sempre detto che lo sport è dei giovani. Però ci vogliono anche esperienza e meritocrazia. Detto questo, a vincere nello sci moderno, sotto ai 20 anni, son riusciti Shiffrin e pochi altri. Quindi alle ragazze “criticate” dico: ai Giochi “l’importante è partecipare”? Ok, ma siccome non avete nulla da perdere, perché dovete ancora dimostrare tutto, rischiate e si vedrà!».
Largo ai giovani, ma la Vonn ha avuto ragione anche a 41 anni.
«Il suo valore ed il suo talento non si discutono. Ma dietro ha una struttura e mezzi che nessuno altro si potrebbe permettere. Detto questo, prendiamo il suo coetaneo Innerhofer: decimo sulla Streif. Prodigioso. Io ho smesso giovane perché volevo comunque una vita».
Brignone, un altro miracolo.
«Assolutamente! Andare a 70 all’ora in gigante è una cosa. A 130km in velocità le cose cambiano. L’importante è che affronti le cose con tranquillità. Se va bene fantastico. Se no, meraviglioso lo stesso, con quello che ha già vinto fatto».
Tutti han scritto un libro: perché lei no?
«Perché la mia vita è una favola, non un romanzo! Me lo han chiesto a settembre, non c’è stato modo. Vedremo! ».