La missione Artemis II è ufficialmente partita. Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen si trovano a bordo della navetta Orion, partita dal Kennedy Space Center (Florida) alle ore 00.35 italiane. L'equipaggio non atterrerà sulla Luna, ma eseguirà una traiettoria intorno al nostro satellite, testando le capacità della navetta in preparazione della missione Artemis IV, quando dovrebbe invece avvenire l'allunaggio.
In queste ore di trepidazione le domande sono tantissime. In molti si chiedono che cosa stanno avvertendo i quattro astronauti, anche dal punto di vista fisico, e quali effetti possa avere sul corpo umano una lunga permanenza nello Spazio.
È importante sapere che i viaggi spaziali hanno effettivamente un peso. La microgravità, unita a un aumento dell'esposizione alle radiazioni, incide sull'organismo umano. Il corpo subisce effettivamente dei sostanziali cambiamenti, ecco perché è fondamentale che gli astronauti siano professionisti preparati. Si parla di mutamenti fisiologici, e possibili danni alla struttura cellulare.
Fra i vari effetti che possono presentarsi in caso di lunga permanenza nello Spazio profondo, abbiamo sicuramente l'atrofia muscolare. Trovandosi in una condizione di microgravità, molti muscoli non hanno più il compito di sostenere il nostro corpo (si pensi ai muscoli della schiena), pertanto possono perdere circa il 20% del loro tono, e in tempi brevissimi (5-11 giorni). Stesso discorso per le ossa, che possono perdere densità minerale (circa l'1 – 1,5% al mese).
Un altro rischio corso dagli astronauti è l'alterazione della vista, causata dalla sindrome neuro-oculare associata allo spazio (SANS). In sostanza, l'aumento della pressione intracranica può portare a un appiattimento del bulbo oculare.
Ci sono poi importanti effetti sul cuore. In particolare si parla di decondizionamento cardiovascolare, un adattamento fisiologico negativo del sistema cardiocircolatorio dovuto alla microgravità. Non essendoci la stessa necessità di sangue in circolo, il muscolo cardiaco pompa con meno vigore, arrivando anche a perdere efficacia. Si tratta di un problema da tenere in grandissima attenzione per quando gli astronauti torneranno sulla Terra.
Anche gli altri fluidi corporei vengono distribuiti in maniera diversa. Invece di migrare verso le gambe, come avviene in natura, si spostano verso la testa.
Possono verificarsi poi disturbi del sonno, con difficoltà a dormire o a restare svegli.
In
ultimo, tantissimi astronauti sperimenta il cosiddetto "mal di Spazio", caratterizzato da vertigini molto forti e nausea. Il corpo umano deve infatti abituarsi e nei primi giorni soffre di una sorta di sindrome di adattamento.