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Uno studio sulle lumache di mare e le 24 ore della memoria, tra tassisti londinesi e altri animali

Siamo tutti figli di Luca, o meglio di L.U.C.A (Last Universal Common Ancestor), l’antenato cellulare in comune a tutti gli esseri viventi, vissuto circa quattro miliardi di anni fa

Pixabay
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“Si può capire molto dei cervelli umani studiando sistemi nervosi semplici”, ripete spesso Giorgio Vallortigara, il nostro più importante neuroscienziato e destinatario di diversi grant europei per le sue ricerche (sempre sia lodato), e la qualità dei suoi studi sui minicervelli, prevalentemente su insetti e pesci, lo dimostra. D’altra parte, a pensarci, siamo tutti figli di Luca, o meglio di L.U.C.A (Last Universal Common Ancestor), l’antenato cellulare in comune a tutti gli esseri viventi, vissuto circa quattro miliardi di anni fa (essendo io un antivitalista, diciamo che a Luca non gli potevi dire “li mortacci tua”).

Mini cervelli e memoria, potrebbe esserci uno schema temporale nel modo in cui il cervello memorizza permanentemente le cose, e no, non sto parlando di test sugli studenti, o di quegli influencer tech tipo Montemagno che ti spiegano come leggere più velocemente con un’App (che sponsorizza lui), ma di lumache.

Sul Journal of Neuroscience è uscito uno studio interessante sulle finestre temporali della memoria delle lumache, si intitola “The Right Time for a Synapse to Change: Windows and Mechanisms of Multiday Training Trials” e gli autori sono Rong-Yu Liu, Yili Zhang, Roberta Calvo, Paul Smolen e John H. Byrne della McGovern Medical School dell’Università del Texas.

In sintesi lo studio dice che la memoria è facilitata quando i neuroni vengono riattivati dopo 24 ore. Nel loro lavoro i ricercatori hanno usato analoghi cellulari dell’apprendimento e hanno verificato che proprio un intervallo di 24 ore tra due esposizioni è risultato più efficace di intervalli di 18 ore o 32 ore, strano no? Più precisamente, quando la seconda esposizione arrivava dopo 24 ore, si attivava un meccanismo cellulare associato ai correlati neurali dell’apprendimento, con intervalli più brevi o più lunghi questo non avveniva nello stesso modo.

Il modello animale usato è Aplysia, una lumaca di mare molto usata nelle neuroscienze, in quanto ha neuroni grandi e facilmente accessibili, e questo rende possibile osservare meglio i meccanismi cellulari legati all’apprendimento e alla memoria. Uno dei ricercatori, John Byrne, applicando i risultati dello studio al cervello umano, butta in pasto alla stampa un concetto pop, che “se impari qualcosa alle 13, potrebbe essere meglio rivederla alle 13 del giorno successivo”. Non sappiamo se funzioni anche per noi, però un meccanismo simile è possibile.

Il succitato Vallortigara (mi piace sempre citare Vallortigara, ma ancora di più succitarlo) osservò una correlazione tra certi corvi e... i tassisti londinesi. Vallortigara dice che lui e altri colleghi avevano studiato animali che fanno provviste di cibo, come certi corvidi, capaci di ricordare dove hanno nascosto il cibo per recuperarlo mesi dopo, e aggiunge che a lungo si pensava non esistessero equivalenti umani di queste capacità, finché Elizabeth Maguire non indicò proprio nei tassisti londinesi un gruppo umano con abilità di orientamento spaziale molto simili.

Perché i tassisti londinesi? Perché a Londra devono affrontare un lungo addestramento che culmina nella licenza chiamata The Knowledge, e il tassista non deve sapere solo la topografia della città, ma anche una quantità di informazioni accessorie sulla zona e per realizzare questa abilità cognitiva, i tassisti londinesi, esattamente come i corvidi, mostrano un incremento selettivo di una regione del cervello, l’ippocampo.

Quindi, servirà dire agli studenti di ripassare esattamente 24 ore dopo il primo apprendimento per fissare qualcosa nella memoria? Non lo sappiamo, però sappiamo che oggi la memoria umana fa acqua da tutti i neuroni, è diventato tutto velocissimo, i più giovani hanno problemi di apprendimento e di memorizzazione (a causa del doomscrolling dei social), e i tassisti italiani che conosciamo usano tutti il navigatore.

A differenza di quelli inglesi (almeno di quelli ufficiali dei black cab): nella nuova edizione del Point List del Knowledge è ancora richiesta la memorizzazione dei 6000 punti di interesse, e a dicembre hanno celebrato i 160 anni del Knowledge (li mortacci loro!). Insomma, visto l’andazzo umano neuronale e tecnologico, a ricordarsi le cose resteranno solo corvi, lumache, e altri animali, a parte i tassisti dei black cab e il succitato Giorgio Vallortigara.

Quanto a me, ho il problema opposto, invecchiando vorrei dimenticare di più, soprattutto i momenti belli che non torneranno più, anche quelli presenti, e diventare come Andy Warhol “un registratore con un solo tasto, con su scritto CANCELLA”, e purtroppo non c’è ancora uno studio o un metodo che mi insegni come farlo, tutti vogliono ricordarsi tutto (anche se nessuno si ricorda più un tubo, solo cavolate). Posso solo consolarmi con il provare a non fare come le lumache, e che non diventerò mai un tassista a Londra. Bella consolazione.

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