Scritte antisemite sul museo della Liberazione

«Olocausto propaganda sionista» e «27/1 ho perso la memoria». Con accanto due croci celtiche e una svastica. Sono le scritte, lunghe quasi due metri e tracciate con uno spray nero, comparse martedì notte sul muro del Museo della Liberazione, in via Tasso, in coincidenza con la giornata della Memoria, in cui si ricorda la morte di 6 milioni di ebrei nei lager nazisti. Imbrattata anche la targa di marmo posta all’ingresso del Museo. È stato il custode a scoprire le scritte e a dare l’allarme. Indaga la Digos, che in mano ha le immagini riprese dalle telecamere esterne in cui si vedono all’opera quattro ragazzi con il volto coperto da un passamontagna. Le scritte sono state al più presto rimosse dall’ufficio decoro urbano dell’Ama.
Per il segretario del museo, Giuseppe Mogavaro, il fatto che siano apparse vicino al civico 155 e non al 145, dove è l’ingresso, è significativo: «Al 155 - spiega - c’era il comando delle SS di Kappler e Priebke. Secondo me si è trattato di un vero e proprio omaggio ai nazisti». Altre scritte, in questo caso firmate dal movimento di estrema destra Militia, sono comparse sui muri di diversi palazzi di via Cavour. Il bersaglio è sempre l’ebraismo, ma anche il sindaco («Alemanno verme sionista») e il Pdl, ritenuti probabilmente colpevoli di adoperarsi troppo per mantenere viva la memoria dell’Olocausto. Il primo cittadino dice di essere «più disgustato che preoccupato» e parla di un «atto gravissimo, un’offesa senza pari al rispetto della persona umana». «Purtroppo - commenta Alemanno - mentre aumenta la consapevolezza storica condivisa al fine di non ripetere la tragedia della Shoah, c’è ancora qualche criminale che si spinge ad oltraggiare la Memoria solo per ottenere visibilità mediatica».
Da ogni parte politica è stata espressa solidarietà alla comunità ebraica romana e al suo presidente, Riccardo Pacifici. Che commenta così: «Una grande debolezza da parte di questi ragazzotti. Debolezza perché il paese è cambiato, come testimonia la grande mobilitazione in Italia per il Giorno della Memoria e che vede il nostro Paese all’avanguardia». Grida «vergogna» il vicesindaco Mauro Cutrufo. «La memoria - spiega - è un esercizio fondamentale per ogni paese democratico e se ancora oggi ci troviano a commentare episodi, fortunatamente isolati, come questi, è ancora più evidente quanto sia fondamentale celebrare questa ricorrenza». «Uno sfregio alla nostra comunità», definisce le scritte antisemite il presidente della Provincia Nicola Zingaretti. «È un’evidente provocazione - aggiunge - un vile tentativo di colpire i nostri sentimenti e i nostri valori proprio in occasione di questa giornata, dedicata alla Memoria della più grande tragedia che l’umanità abbia mai vissuto». «Un atto infame» per Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio. «È incredibile - dice - che certi individui possano impunemente oltraggiare la sofferenza e la memoria del popolo ebraico e la dignità di questa città». Di «atto grave e sciocco» parla Bruno Astorre, presidente del Consiglio regionale del Lazio. «Non vi è dubbio che in maniera strisciante e subdola cova ancora nel nostro Paese qualche atteggiamento di antisemitismo», afferma il presidente del Senato Renato Schifani, che invita la politica a «tenere alta la guardia». Il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi è stato ieri in via Tasso per esprimere solidarietà al presidente della comunità ebraica Pacifici: «Un gesto inqualificabile». Vicinanza a Pacifici e al rabbino Riccardo Di Segni è stata espressa anche dal deputato del Pdl e coordinatore del partito di Roma, Gianni Sammarco: «Le vergognose scritte sono la riprova che la nostra società non si è ancora immunizzata dall’odio e dalla follia». Condanna con fermezza le scritte anche Renata Polverini, candidata alla presidenza della Regione. La rivale Emma Bonino invia un messaggio di vicinanza alla comunità ebraica: «Noi saremo sempre insieme a voi». L’ex sindaco Walter Veltroni invita a «non rimuovere dalla memoria le responsabilità del fascimo».
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